Ora che un altro Natale è arrivato, carico come ogni anno di speranze, doni, preghiere e chi più ne ha piu ne metta, saliamo sulla macchina del tempo e vediamo come si viveva l’attesa di questo evento, sia dal punto visto religioso che da quello semplicemente profano, nel nostro paese.
A riportarci indietro nel tempo, sarà la figura di Vito La Piana, mascaluciese DOC, giornalista e autore di diversi libri su Mascalucia. In particolare, nel 1986 il già citato La Piana scrisse sul giornale “La Sicilia” i suoi ricordi su questa festa, sul come si svolgevano a Mascalucia.
L’evento che viene maggiormente messo in risalto è

la Novena che precedeva la festività del 25.
Tutto iniziava il 16 dicembre, quando alle prime luci del giorno, una folla gremita si riuniva in Chiesa Madre per partecipare alla recita delle preghiere antiche e tramandate da generazioni. Cosi ricorda quei momenti La Piana: “La novena era una meravigliosa preghiera di gruppo, che si recitava in chiesa, fuori, in casa. In chiesa veniva celebrata al mattino, prestissimo, con una messa all’altare maggiore della Matrice durante la quale venivano cantati brevi componimenti popolari natalizi.”
Queste preghiere si svolgevano anche in ognuno dei vari quartieri del paese, con tutti gli abitanti riuniti davanti ad un’edicola votiva o un presepe: anziani, donne, uomini, bambini: “Dapprima c’erano le lodi, un recitativo che una donna anziana ripeteva per tutti, nove ottave in endecasillabi a rima alternata e gli ultimi due versi di ognuna a rima baciata che un anonimo poeta in un raptus di divina ispirazione aveva composto perché venissero tramandate di generazione in generazione.”
Molti di quei versi, dedicati alla Vergine, alla sacra Famiglia, sono giunti a noi, per fortuna.
Oltre alle celebrazioni religiose che culminavano con la messa del 24, ogni famiglia mascaluciese, adornava in casa o nel quartiere il presepe, fatto con ciò che ognuno aveva a disposizione. Si vedevano presepi con grotte in sughero colorato, altri fatti con pietre pomici appositamente scelte e levigate, ornati con due elementi tipici del periodo: il muschio e i ramoscelli di spine purci (il Biancospino), che arricchivano il tutto.
Lo zampognaro allietava con la sua zampogna, le vie e le strade del paese, sin dal primo mattino del 16 dicembre fino al 25 dicembre, quando i fuochi d’artificio annunciavano alla popolazione tutta la nascita del bambin Gesù.
“ Susi pasturi non dormiri chiù/ no vidi ca è natu Bambinu Gesù”. Con queste parole cariche di tradizione, salutiamo il nostro Vito La Piana, prezioso compagno di ricordi mascaluciesi. Auguro a tutti un sereno natale.

Pico della Mirandola

Fonte bibliografica: “Quel natale che odorava di muschio” di Vito La Piana tratto da “La Sicilia” del 23/12/1986, pag. 3)

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