Zio Antonio e zia Carmela erano due persone veramente speciali,simpaticissime,gradevoli. Si erano sposati in tarda età e, proprio per questo motivo, Dio non gli aveva fatto “dono” di figli.  Si capiva che ciò era un loro cruccio. Enorme. Questo naturale bisogno di offrire affetto ed amore che non trovava sbocchi all’interno del nucleo familiare, lo riversavano sui nipoti.
Ecco, uno di questi nipoti ERO, anzi sono IO. Ed ero l’oggetto spasmodico delle loro affettuosissime attenzioni.Ricambiate,ovviamente.
Entrambi avevano un hobby al quale dedicavano gran parte della loro giornata: il gioco delle carte.
Chiariamoci, NON erano giocatori d’azzardo, niente Texas Holdem o stronzatine del genere, solo briscola,scopa,tressette e tombola. Stiamo parlando di 50 anni fa, vivaddio. In particolare lo Zio Antonio era inconfutabilmente riconosciuto come il NUMERO UNO della briscola. Ora, non vorrei essere tacciato di esagerazione, ma quando lui mi portava con sé “‘nta sucità” che corrispondeva alla locale sezione della ex-Democrazia Cristiana (dove tutto si faceva,fuorchè politica!),io imberbe ragazzetto di 5 anni in pantaloncini corti, assistevo a scene di assoluta riverenza e devozione, quasi come se il PAPA si presentasse a sorpresa ad un raduno di MISCREDENTI.
Eppure non era affatto un politico o una persona famosa. Tutti gli riconoscevamo questa grandissima abilità in “quel” gioco. Lui era semplicemente il MIGLIORE, the BEST. C’era chi gli offriva la sedia, chi il giornale, chi un caffè. Qualcuno arriva anche a “baciargli le mani”. Da fuori, avrebbero potuto scambiarlo per il boss locale, ma in effetti NON ne aveva né l’aspetto, né i modi. Ma al tavolo di briscola, era terribile ed irresistibile. Si faceva quasi a botte per poter fare “coppia” con lui. Significava vincita sicura. Aveva un metodo tutto “suo”, un sistema di cui era gelosissimo ed una maniera di “bluffare” e ridicolizzare gli avversari, contenuta nei “modi”, ma straripante nelle sua goliardìa. La fraseologìa,le movenze ed i tic del gioco della briscola, venivano da lui esaltati in una sorta di commedia dialettale in cui l’attore protagonista recitava la sua parte di capocomico ed i comprimari gli facevano da spalla. L’asso di bastoni è ” ‘a faviana” proprio per la sua raffigurazione simile ad una fava, mentre l’asso d’oro è ” ‘a soru” oppure ” ‘a padedda” ! “Vacci liscìu..” sentenzia lo zio al compagno.Era l’indicazione a giocare una carta senza punto, inefficace. “Mettici ‘u so’ ” significava corrispondere con l’asso dello stesso seme della prima giocata di mano. “Unni si…?” domandava. ” ‘ A giaddino”,la risposta. Era l’indicazione che il compagno non aveva né briscole, né carichi.

I cenni d’intesa erano esilaranti. Per far capire al compagno,le carte che si avevano in mano, specie quelle di maggior punteggio, ci si guardava fissi in viso,quasi come due cowboy all’ultimo duello ed, aspettando che l’avversario fosse disattento per un centesimo di secondo, si “strizzava l’occhio” per intendere che si possedeva l’asso di briscola in mano, si “arricciava il naso” per il tre di briscola, si alzava la spalla destra per il re .E’ così via… ! Puro spasso il recupero delle “partite impossibili”. Quando la “prima mano” è 99 a 21 per l’avversario è dura, ostica da recuperare.
Butti le carte, dai forfait. In pratica, hai una possibilità su un milione, a meno che tu non ti chiami “Zio” Antonio Rapicavoli. Se sai sfruttare ogni singola mano al meglio, hai la fortuna degli audaci e riesci a “leggere” le carte degli avversari,NOTHING is impossible.Si vince anche quelle, provocando l’arrabbiatura ed il travaso di bile dei malcapitati i quali si accusavano a vicenda di essere…inetti. Lo zio, con la sua notoria ed imperturbabile flemma, non faceva altro che raccogliere le carte, ritirare la vincita, alzarsi e salutare. In cuor suo, penso che godesse da “matti” !!

La zia Carmela, santa donna, è morta per infarto, tantissimi anni fa. Lo zio Antonio pochi mesi dopo è stato stroncato da un infarto. Io penso che SIA morto di crepacuore. Senza la sua adoratissima Carmela, la sua vita era niente. Ricordo che lo vedevo tristissimo a fare parole crociate, che non mi rideva più’, che non giocava più a carte. Non mangiava e beveva pochissimo. Una sola, grande tristezza infinita nei suoi occhi.
Mi piace immaginarlo, lassù seduto ad un tavolo. A giocare l’ultima briscola. E poi ancora UNA. E poi un’altra. All’infinito.
“Vacci liscìu..”,caro Zio.

G.R.

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