Buongiorno e ben ritrovati, amici.
Oggi metteremo la parola fine a questa scabrosa vicenda che ha visto protagonista un anziano sacerdote, morto in maniera tragica e incomprensibile.

Dopo aver dettagliatamente esaminato il contesto, i protagonisti e la ricostruzione del delitto, ci occuperemo di tutto cio’ che accadde dopo il fatto delittuoso.

Come reagirono le autorità civile ed ecclesiastiche dell’epoca?

Subito dopo il fatto, si presentarono sul luogo del delitto (ricordiamo che si trovava e si trova ancora sopra il salone parrocchiale della Chiesa Madre): Il capo di polizia, Comm. Panariello, il vice-questore Cav. Uff. Sante Messina, il Maresciallo Catinella, i brigadieri Messina, Biscoglio, Caudullo, Patanè e gli agenti Barbagallo e D’Agata, il comandante dei carabinieri, Vincenzo La Manna di Mascalucia e il maresciallo De Magistris di Gravina.

Immediatamente iniziarono i primi serrati e durissimi interrogatori: il primo ad essere messo sotto torchio ( e mai tale affermazione è quantomai azzeccata!) fu il sagrestano della chiesa Mario Tripolone, duramente percosso durante l’interrogatorio (le conseguenze di questo fatto lo renderanno completamente turbato sia mentalmente che fisicamente, tanto che fin quando rimase in vita, ebbe continui tremolii agli arti).

Ricordiamoci sempre che siamo in pieno periodo fascista.

Poi, fu la volta dei fratelli Giuseppe e Nicolò Privitera, di Urzi Angelo e Finocchiaro Salvatore oltre ai nipoti del defunto prete, Cantone Arcangelo e Longo Arcangelo.

A questi, seguirono tantissimi altri interrogatori, sia di persone del posto ma anche dei paesi viciniori, tutti senza esito.

Nel frattempo, dopo l’autopsia effettuata dai Dott.ri Dellavolta e Giuffrida, il 12 Gennaio 1928 vennero celebrati in forma solenne, i funerali, celebrati dal Cardinale e Arcivescovo di Catania, Giuseppe Francica-Nava e dal vice-cardinale Emilio Ferrais (che un anno dopo ne avrebbe preso il posto alla guida dell’arcivescovato catanese).

La narrazione dei fatti termina qui ma nel video-racconto narrato dal sig. Zappalà qualche mese fa, emerge, probabilmente, quello che fù il vero movente del delitto: la pista passionale e quella dell’usura. Queste, forse, sono le più credibili, dopo 89 anni.

Si è saputo che gli assassini furono tre, catturati non subito, ma dopo un anno e mezzo.

Cosa resta di questa vicenda oggi? Noi ci siamo limitati a ricostruirla attraverso le cronache del tempo (“Il Corriere di Catania”, antesignano dell’odierna “La Sicilia”) e i racconti tramandati da diverse generazioni di mascaluciesi.

Fatto sta che sarebbe bello poter trovare e spulciare gli atti del processo (chissà dove saranno finiti?).

Chi sa qualcosa o ha qualcosa su questa vicenda, non esiti a contattarci, per poter aggiungere altri tasselli a questa triste e macabra storia che nonostante i suoi 89 anni, suscita ancora orrore e sgomento.

Per rileggere l’intera storia da noi ricostruita, vi rimandiamo a questi precedenti articoli:
– LE GRANDI INCHIESTE STORICHE DI MDOC – MASCALUCIA, CRONACA DI UN DELITTO.

MASCALUCIA – CRONACA DI UN DELITTO/ 2° PARTE: CRONACA E MOVENTE DEL DELITTO

Fonte: Corriere di Catania, martedì 10 gennaio 1928.

Alla prossima.
Pico della Mirandola.

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