A sud del paese sorge la chiesa dedicata all’attuale Santo Patrono Vito. Sulla facciata principale, che guarda la via Etnea, ai lati vi sono le statue di San Modesto e di Santa Crescenza; culmina col campanile a tre archi.

chiesa madre e san vito

Poggiati sugli spigoli esterni del frontone del portale d’ingresso, troneggiano un cane ed un leone che stanno a simboleggiare fedeltà e nobiltà contro le insidie avverse. Le statue di San Modesto e Santa Crescenza sono state poste nel 1936, in occasione della festa grande di San Vito, dal Comitato dei festeggiamenti presieduto da Antonino Reina. L’intonaco esterno è di color rosa intenso e conferisce all’insieme un aspetto festoso tipico di molte chiese della zona etnea; è adornata da lesene in pietra bianca ed incorniciata da fasce di pietra lavica ben lavorata.
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Costruita dopo il terremoto del 1693 ad una stanza, nel 1784, si diete inizio alla costruzione di un tempio a tre navate. Il terremoto del 1818 danneggiò la Chiesa ed il Vicario don Vito Maria Somma ne iniziò il restauro, che fu completato nel 1839.

Anche il terribile terremoto del 28 dicembre 1908 recò danni. L’attuale chiesa di stile romanico è a tre navate una centrale e due laterali, negli ultimi decenni è stata rimodernata ed arricchita da fregi marmorei alle pareti. Così descrive la chiesa Cettina Mascali:  dscf3703_fotor

“L’interno, con volte a botte con unghie, cupola a catino absidale interamente affrescato, presenta piccole crepe nella volta a crociera delle navate laterali. Vi si conservano un pregevole paramento ligneo, un’acquasantiera litica del 1746, vari quadri fra cui quello dedicato alla Madonna della Lettera, opera del messinese Tuccari.

La facciata è tripartita da una doppia coppia di lesene con capitello e alto basamento. In basso nel partito centrale è il portale architravato sormontato da un timpano triangolare, con portone in bronzo realizzato dal maestro scultore Domenico Girbino. Nei partiti laterali due aperture architravate, più piccole, sormontate da una finestra litica ovale con cornice modonata. Un cornicione aggettante separa il primo ordine dal secondo. Quest’ultimo insiste solo sul partito centrale, racchiuso sempre da doppie lesene. In centro una finestra rettangolare sormontata da un orologio. Nel terzo ordine le celle campanarie con timpano triangolare sorreggente una croce nella sommità. La muratura è in pietrame lavico, intonacata e le decorazioni sono bicrome, in pietra bianca e pietra lavica”

dscf3705_fotor (portale laterale)

All’interno in un apposito altarino corazzato viene custodita la statua del Santo Protettore San Vito con tutto il suo tesoro. La statua dovrebbe risalire al 1600. Si può ammirare anche: una pala di altare che raffigura la “Visita di San Vito a Sant’Artemia”, databile 1857 eseguita dal famoso pittore Michele Rapisardi, stupenda tela di questo pittore corretto ed elegante come venne definito da Mario Rapisardi, nativo di Mascalucia. L’originale raffigurazione della Madonna delle Grazie su ardesia, che sino ai primi anni sessanta, veniva venerata nell’omonimo “atareddu” incastonato nel muro perimetrale di Villa Maria, oggi è posizionata nella navata laterale destra. Si può ammirare sul coro la Glorificazione di San Vito, opera pittorica di Sebastiano Conti.

di Maria Grazia Sapienza Pesce

Per vedere altre immagini della Chiesa di San Vito visita la nostra Galleria foto dedicata alla Chiesa.

Estratto da:

SAPIENZA MARIA GRAZIA, BRUNO VITO, MASCALUCIA TRADIZIONI, CULTURA E “COMU U SANNU SENTIRI A CHISTU?” CATANIA, 2006.

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