I nostri avi, in cui era molto più vivo di oggi il sentimento religioso, esternavano la loro fede con la costruzione di”Atareddi”. Oggi li ritroviamo dappertutto, dentro e fuori l’abitato, lungo le strade principali o di campagna, in nicchie ricavate nei muri esterni delle abitazioni o come piccole casette. Sono delle chiese in miniatura chiuse con una grata di ferro; si scorge ancora adesso l’immagine sacra dipinta; il più delle volte gli agenti atmosferici hanno provocato gravi perdite a questa architettura povera, ma ricca di profondo amore per il soprannaturale, sentimento che ha sempre colmato l’animo del nostro popolo.

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Un altarino particolare è quello situato nella parte alta di via Roma, angolo via quattro altarelli; è un antico monumento che primeggia sulla sede stradale per la sua maestosità. Il nome si deve ai quattro altarini di soggetto religioso, collocati nelle quattro facciate del monumento: di forma quadrata come un piccolo tempio poggia su una grande pedana o basamento. Vi si accede salendo dei ripidi scalini in pietra lavica. Una lapide a ricordo così recita: “Nel 3° centenario del 1669 Mascalucia memore della protezione accordata dal Patrono San Vito e dal Velo della Vergine e Martire S. Agata alla Loro Terra che unica si salvò dalla distruzione a perenne ricordo questa lapide posero 15 giugno 1969 Comitato Festa S. Vito 1969”.

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Nell’altarino che guarda a nord vi è raffigurato Sant’Antonio Abate (protettore di Nicolosi) con i maiali; nel lato est vi è San Vito (protettore di Mascalucia); a sud vi è rappresentata la Sacra Famiglia (per rappresentare l’amore per il nucleo familiare del popolo mascaluciese); ad ovest si trova l’affresco con Santa Barbara (protettrice di Paternò e degli incendi). Agli angoli laterali di ogni altarino sono raffigurati degli angeli con dei gigli in mano. Il monumento sorge dove, sotto la protezione e lo sguardo dei Santi raffigurati nei quattro altarini, venivano impiccati “alle forche” (così si chiama ancora oggi la zona, esattamente “Sant’Antonio alle Forche), i condannati a morte fino al 1700.

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I condannati venivano da oriente, dal sole che sorge, dalla vita, e attraverso la scaletta (anche questa va da oriente verso occidente), i condannati andavano verso occidente, verso il sole che tramonta, allontanandosi dalla vita fisica e andando verso la vita spirituale ( se si pentivano), verso la santa morte, verso la Santa del Tramonto, verso la “Sant’Espera” (oggi Santa Spera), come si chiama la zona poco distante da lì. Salivano anche gli altri (boia, autorità, sacerdoti, ecc..), ed il basamento doveva essere sufficientemente grande per accogliere tutti, mentre gli altri da terra assistevano e raccomandavano i condannati ai Santi raffigurati negli altarini.
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Oggi è stato restaurato dall’architetto Benedetto Poma.

di Maria Grazia Sapienza Pesce

Fonti:

MASCALUCIA TRADIZIONI, CULTURA E “COMU U SANNU SENTIRI A CHISTU?” DI MARIA GRAZIA SAPIENZA PESCE E VITO BRUNO, 2006.

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