I merletti, i ricami, i tappeti opere d’arte eseguite dalle massaie che sapevano organizzarsi con la famiglia ed i lavori domestici. Svolgevano i loro lavori a casa e venivano cercate dalle numerose signore che avevano figlie in età da marito. Il corredo era una parte principale della dote. L’esposizione del corredo al momento della “Cunzata do lettu” era importantissima. Da lì si vedeva la disponibilità economica della famiglia.

Ricamo: arte preziosa e difficile, ma fonte di guadagno per le ricamatrici negli anni passati. Le donne di Mascalucia sono state sempre delle ottime massaie, madri ed artiste, infatti quasi in tutte le case vi era montato un telaio, o per il ricamo del corredo o per la tessitura dei tappeti. Tappeti che hanno fatto il giro del mondo, poiché esemplari di quest’artigianato sono stati portati negli Stati Uniti, nel Venezuela ed in altre nazioni del nuovo continente, da alcune emigranti dell’Ottocento. Il commercio di questi tappeti è ancor oggi fiorente. La famosa frase “Nulla si distrugge ma tutto si trasforma” è ben appropriata, infatti, la materia prima per la loro fabbricazione sono stoffe di vestiti dismesso, che l’inventiva della tessitrice dispone in modo tale da formare disegni quali fiori o latro,

Ancor oggi Mascalucia vanta abili falegnami-ebanisti che, come Mastro Geppetto da un semplice pezzo di legno creano marionette, statue, bassorilievi ed altre sculture di pregiata fattura. Il restauro del mobile antico, la realizzazione di opere d’arte scaturite dalla bravura dei “mastri d’ascia”, rappresentano per questa terra un fiorente artigianato, da cui è nata la famosa “Fiera antiquaria dell’Etna”, che si svolgeva ogni mese (escluso agosto) la seconda domenica ed il sabato antecedente lungo le vie del centro storico.

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Questa è terra di artisti, non solo del legno ma anche del ferro. Allievi del grande dio Vulcano i fabbri forgiano il metallo ed a colpi di martello da una verga di ferro, forza e fantasia sono le parole chiave dei numerosi artigiani che continuano ad adornare le strade con cancelli e ringhiere in ferro battuto. Tra i vicoletti del centro storico si possono ammirare le finestre in pietra lavica, reticoli di ferro lavorati come coperte di “trine”, portali decorati fanno da cornice agli antichi palazzotti ottocenteschi.

di Maria Grazia Sapienza Pesce

Estratto da:

SAPIENZA MARIA GRAZIA, BRUNO VITO, MASCALUCIA TRADIZIONI, CULTURA E “COMU U SANNU SENTIRI A CHISTU?” CATANIA, 2006.

 

VEDI ANCHE…
Cettina Poma e la tradizione del telaio.

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