Il presente articolo è un ampio scritto del Dott. Antonino Somma, in cui egli racconta le origini del piccolo “villaggio” di Mascalucia e ne descrive i rinvenimenti archeologici.

L’erudito fa presente che il territorio di Mascalucia è costellato da rinvenimenti archeologici di età romana; gli oggetti o più comunemente gli “avanzi” come soleva indicarli il dott. Somma, furono rinvenuti dagli agricoltori durante i lavori agricoli. Tra gli oggetti recuperati abbiamo monete (in prevalenza di epoca romana), sarcofagi in terracotta, grossi recipienti per derrate alimentari (cosiddette giare), lucerne, macine in pietra lavica e pietre incise.

Lo stesso Somma descrive una lucerna romana da lui stesso conservata, su cui è impresso il volto del Dio Giove e successivamente, menziona un sarcofago romano in argilla rinvenuto nei pressi della chiesa di San Antonio abate al cimitero, all’interno del quale fu rinvenuta una gemma incisa con il simbolo del Dio della guerra Marte.

Viene menzionato anche il rinvenimento di un mosaico e di alcuni resti (mattoni circolari in argilla, doccioni in piombo) relativi a delle terme romane scoperte all’interno dei terreni del Cavaliere Bonajuto, siti in contrada Trinità.

L’area che dal dott. Somma viene indicata come la più ricca in termini di rinvenimenti archeologici è contrada Ombra, dove doveva sorgere un antico Municipio romano citato dall’Abate Amico ed in parte distrutto da recenti colate laviche. In questa zona rimangono ancora visibili i resti di un antica torre romana, ma secondo più recenti studi, invece, potrebbe trattarsi di un monumento funebre. Ai piedi del suddetto monumento è presente un’ampia cisterna coeva al periodo della torre.

Nella seconda parte dell’opera il Dott. Somma fa un sommario resoconto dei principali avvenimenti storici che hanno interessato l’abitato di Mascalucia.

Alberto D’Agata

(CLICCARE IL LINK QUI SOTTO PER APRIRE L’ARTICOLO DI A. SOMMA IN FORMATO PDF – elaborazione a cura di Giulio Pappa)

Giornale di Scienze, Letteratura ed Arti per la Sicilia, a.XVIII, vol. 72, n.216 (1840), pp.225-248.

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