Le saje: un lascito della dominazione araba in Sicilia.

Mi sono soffermata un attimo a guardare questo canale e in un attimo sono stata catapultata negli anni 80, quando ancora ero piccina è quel canale mi conteneva per intero.

Sono le antiche SAJE siciliane e credetemi che esiste chi non sa a cosa servissero. Ufficialmente era un efficace sistema di irrigazione dei campi ma noi bambini la usavamo per giocare nelle giornate torride d’estate.
L’acqua partiva da un pozzo centrale o direttamente da una sorgente e arrivava, lungo questi canali, nelle campagne siciliane per un’ora al giorno. Si attendeva come una manna dal cielo. Grazie alla possibilità di deviare il suo corso con delle mattonelle in terra cotta che si incastravano nel canale, le famiglie di contadini potevano irrigare i campi, dissetare gli animali, lavare la biancheria, creare delle scorte per l’intera giornata successiva e sopratutto ci si lavava. I bambini venivano immersi direttamente nel canale mentre gli adulti accostavano delle grandi vasche e si lavavano lì dentro.
Pensate che la Saja è una dei tanti doni che ci hanno lasciato gli arabi dopo la loro dominazione nei primi secoli dello scorso millennio. Percorrevano diversi chilometri e nulla era lasciato al caso: la pendenza, la grandezza, la profondità, il materiale di cui erano rivestite insomma a progettarle fu un vero e proprio ingegnere.
Alcune, quindi, sono molti antiche, come quelle che ci sono nei pressi delle Gole dell’Alcantara altre di più recente costruzione. Correva il secolo XIX e molti paesini ai piedi dell’Etna cominciarono a popolarsi di famiglie nobili catanesi che trascorrevano l’estate al fresco delle campagne. Nacque l’esigenza di allungare il percorso delle saje e di sfruttarle a pieno regime. Ciò fino al dopoguerra quando l’acqua cominciò a sgorgare dai rubinetti anche nelle zone pedemontane e le saje servirono solo per l’irrigazione.
Molti, intuendo l’importanza storica, piuttosto che abbatterle, le hanno trasformate in fioriere e perfino in barbecue. Preserviamo le saje e rendiamole patrimonio storico siciliano.

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