MITI DI SICILIA: la storia di Colapesce

Sicilia terra ricca di storia, arte e letteratura.

I più grandi artisti, da sempre, si lasciano ispirare delle sue bellezze naturali e da tutte le tracce che gli antichi popoli hanno lasciato su questo paradiso terrestre. 

Sicilia terra protagonista di romanzi, racconti, poesie, leggende e miti. Ed è proprio di uno di questi che vorrei raccontarvi la storia. 

Lui è Colapesce, ossia Nicola, soprannominato così per la sua abilità di grande nuotatore. Le sue avventure in fondo al mare sono raccontate in diverse parti d’Europa. Litigano per la paternità del mito Francia, Inghilterra e diverse province italiane tra cui Parma, Napoli e ovviamente la terra di Sicilia.

Il mito raccontato dai palermitani ci dice che Cola era un ragazzino messinese figlio di pescatori con una grande dote: saper nuotare fin sotto gli abissi come se avesse delle branchie. Ogni volta che Colapesce rientrava da un’avventura sottomarina portava con sé dei tesori degli abissi e raccontava delle storie che facevano il giro del regno.

La voce arrivò fin all’orecchio dell’imperatore Federico II di Svevia che giunto fino a Messina volle sfidarlo. Dapprima gettò in acqua il suo calice ed ordinò a Colpaesce di recuperarlo. Per il ragazzo fu un’impresa facile. Poi, non contento, gettò in acque più profonde la sua corona. Anche stavolta il giovane riuscì a recuperarla. Infine, l’imperatore gettò in un punto ancora più profondo il suo piccolo anello. Stavolta Colapesce non fece ritorno. Il mito ci racconta che non riemerse perché mentre era alla ricerca dell’anello nelle profondità del mare, si accorse che l’isola di Sicilia era sorretta da tre colonne e che una di queste era gravemente danneggiata e stesse per crollare. Colapesce si sostituì alla colonna per evitare che la Sicilia sprofondasse negli abissi. Ancora oggi pare che sia lì a sorreggere la nostra terra.

Una versione tutta catanese, racconta che l’imperatore chiese a Colapesce di andare a verificare il fondale marino sotto il monte Etnea. Colapesce trovò un abisso di fuoco che alimentava il vulcano ma Federico II non gli credette e gli chiese una prova. Colapesce si inabissò insieme ad un pezzo di legno ma non riemerse più. Risalì a galla solo il pezzo di legno bruciato.

Nella versione napoletana, Colapesce si trasforma addirittura in un pesce e sparisce nelle profondità del mare per sfuggire alla madre che l’avrebbe maledetto per le sue continue immersioni.

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