MITI DI SICILIA: i mostri dello stretto Scilla e Cariddi

Sicilia terra ricca di storia, arte e letteratura.

I più grandi artisti, da sempre, si lasciano ispirare delle sue bellezze naturali e da tutte le tracce che gli antichi popoli hanno lasciato su questo paradiso terrestre. 

Sicilia terra protagonista di romanzi, racconti, poesie, leggende e miti. Ed è proprio di uno di questi che vorrei raccontarvi la storia. 

Questo è un mito risalente a quando la Sicilia era considerata, dal popolo greco, la Magna Grecia. Anche Omero ne parla nella sua Odissea.
Sto parlando dei due mostri dello stretto di  Messina Scilla e Cariddi, la prima dimorava nelle acque calabresi, la seconda nelle acque siciliane. Insomma, secondo il mito, qualsiasi nave passasse di lì non aveva scampo, o Scilla o Cariddi  l’avrebbero divorata.
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Scilla era una bellissima ninfa, figlia di Forco e Crataide che trascorreva le sue giornate sulle spiagge di Zancle (l’antica Messina) in riva al mare. Ben presto la notò Glauco, un dio del mare, e se ne innamorò perdutamente, tanto da rifiutare la corte dell’attraente maga Circe. La stessa, in preda all’invidia e alla gelosia, trasformò Scilla in un orribile mostro con dodici zampe, sei teste e dalla cui bocca uscivano tre file di denti aguzzi. In alcune versioni del mito, pare che avesse anche dei cani rabbiosi attaccati alla cintura. Per la vergogna e per paura di essere uccisa, il mostro Scilla si andò a rifugiare in un anfratto della costa calabrese. Lì cominciò a dilaniare e divorare navi ed equipaggi che passavano per lo stretto. Solo Ercole riuscì ad ucciderla. Venne trasformata in roccia e dal quel giorno è posta a protezione di quelle acque. Oggi Scilla è un grazioso comune in provincia di Reggio Calabria che vive di turismo.

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Cariddi, invece, era figlia di Poseidone e di Gea, Madre Terra, ghiotta e affamata, un giorno si macchiò di un grave affronto al semi-dio Ercole, sottraendogli dei buoi dal suo gregge per mangiarseli, al passaggio dallo Stretto di Messina con la mandria di Gerione. L’eroe si rivolse a Zeus affinchè la giovane fosse punita per la sua ingordigia e Zeus le scagliò contro un fulmine, trasformandola in un mostro. Cariddi rimarrà nello Stretto di Messina, nella riva opposta a Scilla, tracannando enormi quantità di acqua per poi risputarla con violenza in mare, causando vortici che inghiottono le navi di passaggio, provocando violenti naufragi.
Nell’Odissea di Omero, questi mostri vengono citati: Odisseo, dovendo passare necessariamente tra i due mostri, preferì avvicinarsi a Scilla poichè Cariddi avrebbe portato sicuramente la distruzione delle navi. Più tardi, dopo che i suoi uomini erano stati uccisi da Zeus per aver catturato gli armamenti di Elio, la nave di Odisseo venne attratta dal gorgo di Cariddi, e l’eroe sopravvisse soltanto perchè riuscì ad aggrapparsi ad un fico che sbucava dall’acqua. Quando, ore dopo, ricomparve la nave, Odisseo s’aggrappò ad un albero riemerso, ed ebbe salva la vita.

Sin dai tempi più remoti, lo stretto di Messina è sempre stato un luogo ricco di suggestione e di fascino che ha contribuito significativamente a creare i tanti miti ad esso connesso. La navigazione dello Stretto, infatti, ebbe nell’antichità una bruttissima fama e realmente presenta notevoli difficoltà, specialmente per le correnti rapide ed irregolari. Anche i venti vi spirano violenti e talora in conflitto tra loro.

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