Giovanni Cantone: “Al Collegio di sant’Antoneddu, ho trascorso la mia adolescenza”

Abbiamo raccolto la testimonianza assai significativa del sig.Giovanni Cantone il quale, in risposta ad un post della nostra Pagina FB Mascalucia DOC in cui mostravamo foto storiche confrontate con la situazione attuale del Collegio di sant’Antoneddu situato in Via Acque Munzone al confine esatto tra Mascalucia e Gravina, così ha affermato:

“…in questi luoghi (ma all’interno di essi, voglio dire ) ho trascorso gli anni più belli della mia vita. Allora i proprietari appartenevano alla Famiglia Marino di Catania i quali, essendo più di uno, avevano concesso ad altrettanti “Massari” la conduzione del vasto appezzamento di terreno coltivato prima a vigneto e successivamente, negli anni sessanta, ad agrumeto. Uno di codesti Massari, o comunque ingaggiato per la conduzione dei lavori per la produzione dei frutti, era il marito della sorella maggiore della mia cara mamma Giovannina D’Urso, di nome Peppina, sposata appunto con Alfio Reina,padre del defunto Placido Reina, più un fratello per me che cugino. Di questi luoghi conoscevamo ogni singolo angolo di terreno, vivendo tutte le più belle esperienze e ricorrenze che periodicamente facevano di Mascalucia e delle sue terre un ridente paesino baciato dal Sole tutto l’anno e accarezzato dalle nevi nella stagione d’inverno. Ricordo con profondo amore il suono della campana del piccolo campanile sovrastante la chiesetta del convento, che noi ragazzi suonavamo in occasione del sabato santo, quando la Risurrezione di Gesù veniva celebrata quel giorno e non la domenica. In quella occasione i lavoratori della campagna che a sant’Antonello di Gravina, fra cui Peppino Cantone, del quale mi onoro essere figlio, lasciavano la zappa, per abbracciarsi e scambiarsi un gesto di pace e fratellanza. Ricordo il pane appena uscito dal forno a legna….,I biscotti fatti in casa, a Pasqua ‘ aceddu cu lova”…. la mostarda di mosto e di fichidindia.. la cotognata in autunno… la cerca delle uova sotto gli alberi di arancio, dove erano solite andare a deporle le galline, la mungitura delle caprette, la schiusa delle uova ed il cinquettio dei pulcini appena venuti alla luce in primavera…. . In quel meraviglioso angolo di verde il cielo e la terra coi loro elementi erano protagonisti di una serenita’ che ci avvicinava al creato in modo incredibile…. odori e sapori dei frutti che li’ nascevano così genuini e naturali.. Un mondo semplice e da favola dove troneggiava, austero e delicato, il busto in pietra bianca della ns amata Sant’Agata, collocato nei pressi del chiosco dei frati, a guardare e proteggere i suoi figli catanesi…”

 

Articolista: Giuseppe Reina

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