Antonietta Longo: vive a Mascalucia, l’ultimo testimone della vicenda

Papà ha 90 anni !
È un vecchietto ancora arzillo e lucido di mente, anche se arranca non poco con il suo bastone in quanto le ginocchia malandate non reggono più il suo considerevole peso.
Non di rado, lo si incontra a Mascalucia seduto a riposare in qualche panchina di via Etnea, ma soprattutto è facile trovarlo dai “cacciaturi”, sede storica per tutti gli anziani che trascorrono il tempo a giocare a carte in interminabili partite a tressette o briscola.
Papà ha lavorato una vita alle “coddi i chitarri”, azienda mascaluciota che produceva ed esportava in tutto il mondo, strumenti musicali a corda.
Dopo la chiusura dello stabilimento, Papà fu assunto per merito artigianale presso la ditta Finocchiaro a montare porte di legno, ma nei ritagli di tempo, arrotondava i magri guadagni con una piccola attività privata di restauratore di mobili antichi, arte in cui eccelleva.
Papà non è mai stato ricco, non era figlio di papà, si è fatto da solo, ha imparato da solo ed ha potuto contare solo su se stesso e su mia madre.
Su nessun altro.
La sua vita è stata semplice, casa, lavoro, qualche amico.
Oggi ha i nipoti che fortunatamente si gode anche ad età avanzata ed in buona salute.
Ma c’è un fatto che ha sconvolto la sua vita: Papà è l’ultimo testimone vivente di una tragedia incredibile.
Papà, e forse questo particolare lo conoscono in pochi, è il nipote di Antonietta Longo, la decapitata di Castel Gandolfo, macabra storia di un femminicidio avvenuta nel 1955 e che fece molto scalpore sui quotidiani nazionali dell’epoca.
Quindi la mamma di Papà, mia nonna, era la sorella di Antonietta che dunque era una mia prozia.
Non ero ancora nato quando Antonietta fu orrendamente assassinata e decapitata per rendere irriconoscibile la sua identificazione.
Chissà perchè.
Non conoscevo questa storia, Papà era restio a parlarne come lo è tuttora, e l’ho scoperta quasi per caso su un giornale, dopo che avevo superato i trent’anni.
Ma Papà la conosce benissimo, in quanto fu lui a riconoscere i resti del povero cadavere in una sala mortuaria di Roma, in quell’estate del ’55.
Papà aveva 26 anni all’epoca e quel giorno a Roma, dovette farsi forza per accompagnare mia nonna e l’altra sorella di Antonietta, Concetta, per il riconoscimento della salma.
Mia nonna Grazia ebbe un malore poco prima del riconoscimento ed in quella sala entrarono Papà e la prozia Concetta.
Come riconoscere un cadavere con la testa mozzata ed orrendamente mutilato?
Fu un particolare che vide mio Papà a permetterne il riconoscimento: un orologino di marca Zeus che la salma portava al polso.
Quell’orologino lo aveva regalato proprio lui alla prozia Antonietta ed ho è contenuto in una piccola teca al Museo Criminologico di Roma.
Da un anno sto studiando questo caso, mi sono documentato, ho acquistato giornali dell’epoca, ho fatto ricostruzioni ed ipotesi.
Grazie al fondamentale aiuto di Maria Regina Betti, ho avuto accesso a centinaia di pagine di un giornale italiano che mi ha permesso di ricostruire giorno dopo giorno, una storia incredibile.
Una storia orribile fatta di menzogne e falsità, depistaggi, insabbiature, prove occultate, esami falsi.
Una storia che non ha mai avuto un colpevole.
Eppure se ad un corpo viene mozzata la testa e ne vengono asportati gli organi genitali, qualcuno ha delle responsabilità evidenti. Questo qualcuno ha un solo nome : ASSASSINO.
Ritengo che oggi, sono in possesso di tutte le informazioni valide a ricostruire tutta la vicenda della prozia Antonietta, con tanto di documentazione.
Ma data la vetustà del fatto, anche l’ASSASSINO è già morto, senza aver subito la giusta condanna.
Ho fatto di piu’.
Ho chiesto all’amico Giulio Pappa di aiutarmi ad intervistare Papà.
Ed in un assolato giorno dell’estate del 2019 siamo andati da lui e l’abbiamo interrogato per sentire dalla sua viva voce ed anche dai suoi ricordi magari un po’ opachi ma interessantissimi, quanto accadde in quei frenetici giorni.
Ne abbiamo ricavato un video.
Non so quando metterò online quest’intervista, forse quando Papà non ci sarà piu’.
Ho voluto però che fosse la sua viva voce a raccontare quanto accaduto ed ho voluto farlo ora, perchè Papà ha 90 anni ed il tempo che gli rimane davanti puo’ essere breve, anche se mi auguro sia lunghissimo.
Ma un libro sarebbe il giusto riscatto a quanti hanno sofferto in maniera indicibile in questa spudorata storia di orrore e sangue.
Lo devo a mia nonna.
Lo devo a mio Papà.
Lo devo ad Antonietta.
E forse lo devo un po’ anche a me.
Cerco un buon narratore e qualcuno che mi dia una mano.

Giuseppe Reina
Presidente Mascalucia DOC AC

P.S: La foto è di Giulio Pappa scattata con la Polaroid.
L’ha regalata a lui, ma la tengo io.82665869_2786879351377472_5339808190575935488_o

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