Foto di Giuseppe Pappa

Massannunziata e Mompileri (Michele Milazzo)

Abbiamo incontrato di recente il giornalista Michele Milazzo, il quale ha apprezzato il nostro lavoro svolto a Mascalucia. Ha voluto condividere, con noi e con voi lettori, alcuni  suoi articoli su Mascalucia. Eccone uno.

Il territorio di Massannunziata di Mascalucia, in provincia di Catania ai piedi dell’Etna, nel corso dei secoli, ha subito diverse colate laviche dell’Etna. Lava che si è sovrapposta, coprendo tutto. Una testimonianza attendibile riporta l’esistenza di un Santuario mariano nella baronia di Mompileri risalente al 1446. Diversi storici fanno risalire questo luogo di culto a tempi antecedenti il XIV secolo. Gloria artistica e spirituale era il gruppo della Annunciazione, e il simulacro della Madonna delle Grazie, opere marmoree di raffinata fattura, forse di Antonello Gaggini o della sua scuola, che suscitavano emozione e spiritualità alle folle di pellegrini che vi accorrevano da ogni parte.

Nel 1537 la lava dell’Etna, nel corso di una eruzione sembrava dover avere la meglio sul Santuario. Da Catania venne portato il velo di S.Agata e il fuoco non passò oltre, ma solo si appoggiò alla parete nord della chiesa sicchè, fino all’anno 1669 si potevano vedere pendere, all’interno della chiesa, stalattiti di pietra lavica. Nel 1669 un’eruzione iniziata l’11 marzo, che si protrasse per quattro mesi cancellò Mompileri seppellendola sotto uno spesso strato di lava incandescente. Illudendosi che il monte Mompileri potesse fare da scudo e difendere il centro abitato, gli abitanti non fecero in tempo a mettere in salvo tutti i beni artistici e religiosi del Santuario e tutto affondò sotto più di 10 metri di lava incandescente che ben presto si trasformò in duro basalto.Non bastarono i tentativi, circa vent’anni più tardi, in imprese di scavo nel disperato tentativo di poter ritrovare qualcosa di intatto. Fatica delusa.

Agosto 1704, quando il supporre nuovi scavi era impensabile, la Madonna si manifestò ad una “pia donna” indicandole il luogo dove scavare per poter ritrovare il suo simulacro. Il 18 agosto 1704, a 35 anni dalla terribile eruzione lavica, dopo aver forato la “Sciara” perpendicolarmente per più di 10 metri, i cercatori si trovarono a contemplare alla tremante luce delle loro torce, il simulacro della Madonna delle Grazie cui la lava, fermatasi all’atto dello sfiorarne la sommità e il volto, si era disposta attorno a modo di una cappella formata dalla natura per salvaguardare l’immagine della Madonna. Compreso che l’intenzione di Maria era che la sua prodigiosa immagine rimanesse nel luogo della sua antica sede, in meno di due mesi si eresse una piccola chiesa che la potesse custodire e che potesse accogliere le folle dei pellegrini che da ogni parte ripresero ad accorrere verso questo santo luogo. Da allora, la Vergine Maria, viene venerata sotto il titolo “della Sciara” perché dalla “sciara” (la lava dell’Etna) la sua immagine è stata protetta anziché distrutta.

Il primo agosto del 1923, Francesco Na, Arcivescovo di Catania, riconoscendo il particolare legame che esiste tra il “Mistero di Mompileri” e la vita travagliata, speranzosa e tenacia della gente dell’Etna e costatando l’accorrere di folle di fedeli da ogni parte, volle elevare questo luogo a Santuario, perché costituisse un cuore mariano per l’Arcidiocesi di Catania. Da allora i vescovi di Catania non mancano di stringere con il Santuario particolari rapporti di intimità spirituale. Ogni anno, l’ultimo giovedì di maggio, l’Arcidiocesi  di Catania insieme con i sacerdoti e i fedeli, vi convergono per un grande pellegrinaggio diocesano nel quale vengono affidati alla Vergine Santissima gli orientamenti pastorali per il cammino della chiesa etnea. La terza domenica di agosto e il sabato precedente si fa memoria del prodigioso ritrovamento con celebrazioni di stampo strettamente liturgico e spirituale che vedono l’accorrere di molti fedeli devoti che si assiepano nella grande spianata all’aperto per celebrare l’Eucarestia.

Negli anni a cavallo tra il grande giubileo del 2000 e il trecentesimo del ritrovamento, ad opera del defunto sacerdote Salvatore Incognito, il Santuario, che è sede parrocchiale, ha visto fiorire al suo interno il carisma della Comunità Fraternità Nostra Signora della Sciara, un’associazione di fedeli laici che ha come carisma la preghiera, l’accoglienza, il servizio, fortificando il proprio cammino di fede a immagine della Vergine Maria. E’ stato intrapresa la costruzione di una nuova grande Aula Liturgica per accoglienza dei pellegrini per le celebrazioni festive.

Il Santuario, con la grotta del ritrovamento, costituiscono oasi di silenzio e spiritualità immerso nel tipico paesaggio etneo, dove cresce la ginestra gialla, lontano dal frastuono delle città, sebbene facilmente raggiungibile grazie a tre vie di comunicazione che lo pongono al centro delle tre grandi zone in cui è suddivisa la Diocesi. Scendere alla grotta del ritrovamento, nel cuore della terra e poi risalire nella chiesa dove è venerato il prodigioso simulacro per celebrare la Misericordia e l’Eucarestia, costituisce quasi un esercizio ginnico-spirituale, che riempie il cuore di santa speranza. Copia della statua della Madonna fu portata a Roma benedetta e venerata da Papa Francesco.

Si ricorda che l’articolo è di Michele Milazzo, già precedentemente pubblicato su cartaceo, che gentilmente ha acconsentito alla sua pubblicazione.   
Foto di Giuseppe Pappa

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