Catania 1920, Turi e Iano Pandolfini e il negozio di lusso della via Etnea

Questa vecchia foto, recuperata da un articolo de LA SICILIA datato 23 agosto 2008, ritrae il negozio di abbigliamento di lusso dei Pandolfini, famiglia molto in vista nella Catania del 1920-1950.

Mi sono incuriosita ed ho fatto qualche ricerca. In realtà i negozi erano due. Il negozio di Iano Pandolfini si trovava al piano terra di Palazzo San Demetrio sul lato sinistro dei Quattro Canti. Sul lato opposto, che dava sulla Piazza Manganelli, invece, si apriva l’analogo negozio dell’altro fratello, il grande attore Turi Pandolfini.

Gli illustri fratelli erano molto conosciuti a Catania perché nipoti del celeberrimo Angelo Musco che li trattava, poiché figli della cara sorella Anna, come fossero suoi. Tant’è che fin da bambini li avviò all’arte della recitazione ma solo Turi continuò questa strada diventando un grande attore di teatro e del cinema comedy italiano recitando insieme ad attori del calibro di Virni Lisi ed Alberto Sordi. Il suo ruolo era di “caratteristica” , ossia ruoli di anziani brontoloni e collerici, aiutato dalla sue caratteristiche fisiche e dall’inconfondibile accento catanese.

Foto da Wikipedia

Ebbe la possibilità di lavorare per molti anni per la Compagnia di Luigi Pirandello e di frequentare la Catania Bene dell’epoca.

La casa della famiglia Pandolfini, che per molto tempo ospitó anche Angelo Musco prima che si sposasse con la Balistrieri, era situata in Via Etnea a Catania nei pressi dell’omonimo negozio di abbigliamento e pare che spesso ospitasse grandi artisti e scrittori provenienti da tutta Europa, in visita nella bella cittadina Etnea ed in cerca di ispirazione.

Fu proprio durante uno dei pranzi organizzati in casa Pandolfini, in cui erano ospiti Musco e i noti commediografi e giornalisti Nino Martoglio, Pippo Marchese e Peppino Fazio che successe qualcosa che rimase nella storia. “Quando Donna Saridda (moglie di Iano) portò a tavola gli appetitosi spaghetti con la salsa di pomodoro, basilico, melanzane fritte e ricotta salata grattugiata, dopo le prime religiose forchettate, da quel galante poeta e buongustaio che era, Nino Martoglio volle complimentarsi con l’autrice con queste precise parole: “Signora Saridda, chista è ‘na vera Norma!”. Naturalmente, stante la presenza di tanti e così autorevoli “gazzettini”, la frase immediatamente si riseppe in tutta via Etnea, da sempre salotto e curtigghiu dei catanesi. E dunque Nino Martoglio, indimenticato autore di Centona e delle più vivaci commedie del teatro siciliano, viene definitivamente accreditato dell’onore di aver ufficialmente battezzato “alla Norma” la popolare pasta catanese, anche se, come appare probabile, non fece altro che ripetere una felice espressione già coniata con straordinaria efficacia dal popolo, per un diretto ma sentitissimo omaggio all’arte di Vincenzo Bellini.” Fonte Cataniatradizioni.it

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