Antonietta Longo: LA DECAPITATA DI CASTEL GANDOLFO

Con questo terribile soprannome, la stampa del 1955 titolava la cronaca del delitto di Antonietta Longo giovane donna ritrovata senza vita sulle sponde del lago Albano.

Come tanti ragazzi dell’epoca anche lei decise di lasciare il paesino d’origine che forse, le stava troppo stretto: MASCALUCIA.

A Roma trovò ospitalità presso una famiglia benestante che le diede lavoro come collaboratrice domestica. Le indagini del tempo, dipinsero Antonietta come una brava ragazza, dedita al lavoro e al risparmio per aiutare la famiglia rimasta al paese.

Ma allora come è possibile che sia stata vittima di un delitto tanto atroce? Non può trattarsi di semplice aggressione per rapina o violenza sessuale. Sarà stata una vendetta?

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Aveva visto qualcosa che non doveva vedere? Qualcuno ha approfittato della sua ingenuità e una volta da lei smascherato, se ne sia liberata pensando che decapitandola, non sarebbero mai risaliti a lei? (ricordiamoci che non esistevano le tecniche investigative e la medicina legale odierna).

Il corpo senza vita della trentenne venne ritrovato il 10 luglio 1955, svestito, con indosso solo un orologio e un foglio di giornale del Messaggero posato sul collo e datato 5 luglio.

Quella fu considerata la data del decesso.

L’autopsia rivelerà che Antonietta venne ripetutamente accoltellata e infine decapitata con una precisione tale che i sospetti caddero subito sul suo datore di lavoro, il medico Gasparri che aveva denunciato la scomparsa della sua domestica qualche giorno prima.

Un’autopsia difficile.

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Il riconoscimento avvenne diversi giorni dopo il ritrovamento poiché in alto stato di decomposizione. Questo perché il corpo rimase nascosto tra i cespugli anche dopo la macabra scoperta da parte del meccanico Antonio Solazzi e del sagrestano Luigi Barboni che durante una gita in barca si imbatterono nel cadavere. Intimoriti e sotto shock tennero tutto nascosto per qualche giorno.

Il corpo ritrovato era di una giovane donna curata, con le unghie smaltate di rosso e un orologio elegante al polso di marca Zeus. Perché Antonietta si era sistemata a festa?

Fu proprio quell’orologio, prodotto in soli 150 esemplari a Roma, il confronto con le denunce di donne scomparse in quelle settimane e infine le impronte rilevate in casa Gasparri che diedero un nome alla vittima.

Dall’autopsia emerse anche un triste particolare: di recente Antonietta si era sottoposta ad aborto. Pratica non solo illegale per l’epoca ma anche molto pericolosa. Chi l’aveva convinta o costretta ad un gesto così disperato? Questo fece spostare i sospetti sul presunto fidanzato della ragazza, un certo Antonio.

Per anni, gli inquirenti, misero a soqquadro la vita privata di Antonietta alla ricerca di indizi che portassero all’identificazione del colpevole.

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La notizia della morte di Antonietta arriva a Mascalucia come un fulmine a ciel sereno. Unito al dolore per una perdita così grande c’è anche la vergogna. La vergogna di essere imparentati con una donna così emancipata da lasciare da sola la sua terra per andare a trovare fortuna fuori, una donna che girava tra la dolce vita della capitale vestita elegante con le unghie smaltate di ROSSO, una donna che ha un uomo fuori dal matrimonio e che addirittura interrompe una gravidanza.

Per anni dovranno sopportare gli sguardi addosso dei loro concittadini e i sussurri di chi pensava “se l’è cercata”. Ma ciò che rendeva tutto più penoso era la presenza assidua dei giornalisti.

Infatti, dopo il riconoscimento del corpo da parte della sorella Grazia Longo e del nipote Orazio Reina, il quale le aveva regalato anni prima proprio l’orologio che indossava il giorno del delitto, in tutta Italia scoppia il caso della DECAPITATA DI CASTEL GANDOLFO.

Fosse successo oggi, ne avrebbero parlato tutti i programmi tv e tutti i giornali, allora erano i quotidiani e le radio a fare da diffusori di notizie.

Ogni giorno usciva una novità sulle indagini o qualche foto rubata alla famiglia. I giornalisti, diventarono l’incubo della famiglia Longo. Se li ritrovavano dappertutto, pure a rovistare dentro casa come dei ladri, alla ricerca di foto che avrebbero venduto ai giornali.

Ma cosa emerse dalle indagini da destare ancora più interesse e curiosità nella gente?

Gli inquirenti riuscirono a ricostruire gli ultimi giorni di vita di Antonietta.

Qualche mese prima, aveva ritirato tutti i suoi risparmi da un deposito e li aveva nascosti in una cassetta della stazione Termini.

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Cosa doveva fare con quei soldi Antonietta? Forse voleva sposarsi col padre del suo bambino?

La famiglia, infatti, ricevette una lettera, datata proprio 5 luglio, in cui gli annunciava la sue imminenti nozze, “presto sarò sua” scrisse. Oppure le servivano per pagare l’aborto clandestino?

Il primo di luglio acquistò un biglietto del treno per rientrare a casa per almeno un mese o almeno così si pensò visto che aveva chiesto questo lungo periodo di ferie al suo datore di lavoro.

Da quel giorno la famiglia Gasparri non ebbe più sue notizie e ne denunciò la scomparsa.

Venne rintracciato e interrogato il presunto fidanzato, un uomo di nome Antonio, senza però arrivare all’incriminazione.

Furono inoltre ritrovate presso il deposito della stazione Termini le valigie preparate dalla donna, con un corredo di tipo matrimoniale, ma nessuna traccia dei soldi ritirati pochi mesi prima (331.000 lire, somma ingente per l’epoca).

Tra il 4 e il 5 luglio si era incontrata con un uomo. La cassiera di un bar sostenne che qualche giorno prima del 5 luglio, la Longo l’aveva pregata di chiamare al telefono un certo Antonio, mentre alcuni testimoni giurarono di avere visto la donna in compagnia di un uomo noleggiare una barca.

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Si scoprì che era stata da un sarto in compagnia di un uomo per ordinare un vestito, e che qualche anno prima era stata fidanzata con un impiegato del ministero dell’Aeronautica.

L’attenzione, anche se per poco tempo, si spostò sul dottor Gasparri. Secondo il patologo forense la testa di Antonietta è stata rimossa dal corpo con una tecnica precisa, chirurgica, da una mano esperta. Ma nonostante questo nessun’altra prova risulta a carico dell’uomo. Anche questa pista viene abbandonata.

Il caso di Antonietta Longo, la decapitata di Castel Gandolfo resterà irrisolto.

La sua testa non verrà mai ritrovata. Alcuni referti del caso sono tutt’oggi conservati presso Museo Criminologico di Roma.

Resta il mistero sulla fine di questa giovane e sfortunata donna, che inseguiva un sogno e ha incontrato la morte.

Antonietta venne sepolta nel cimitero di Mascalucia e nonostante siano passati più di sessant’anni dal suo omicidio, sulla sua tomba continuano ad essere deposti dei fiori.

di Francesca Calì

 

Studi e ricerche

Torre del Grifo

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I resti della Torre del Grifo si trovano nella proprietà dei fratelli Somma in contrada Torre Ombra, nel territorio di Mascalucia.

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Non esistono ad oggi studi approfonditi su questo interessante sito di Mascalucia.

Del resto, sono scarsissimi, se non del tutto inesistenti, fonti scritte che testimonino la storia di tale rudere.

E’ difficile anche tracciare una precisa datazione. Infatti, l’unico autore che per primo ne fa menzione è Pietro Carrera, a pagina 123 del secondo libro della sua opera Il Mongibello (1636). Egli, parlando della eruzione del 1537, afferma:

“La Relatione di Mompileri d’altre notitie di più ci dà contezza . Spiega che à gli undici di Maggio 1537, giorno di Venerdì ad hora di Vespro fu fatta in Mongibello un’altra caverna nel luogo dimandato le Fontanelle sotto il monte , che dicono la Schiena dell’Asino presso il Zaccano del Rizzo; vicino à quella si apersero più buchi, i quali tutti somministravan fuoco. Dall’una parte l’incendio trascorse infino a Santo Antonio, dall’altra infino alla Torre di Grifo”.

DSC_4107-1Non avendo ulteriori fonti scritte, si può tuttavia ricorrere alle diverse teorie e leggende sulla Torre del Grifo tramandate nel corso del tempo.

La tesi che colloca il più lontano possibile nel tempo l’origine della Torre è quella dell’abate Amico. Nel suo Lexicon topographicum siculum, infatti, egli suppone che l’originario nucleo abitativo di Mascalucia si trovasse dove oggi sorge il rudere della Torre del Grifo. Addirittura, si pensa all’esistenza di un antico municipio romano.

Molto più probabilmente, si tratterebbe di una torre medievale o di una torre di guardia realizzata per l’avvistamento e il controllo dei territori circostanti. Si consideri che dalla posizione geografica dove sorge attualmente la torre era possibile osservare il mare.DSC_4108-3

Una storia più certa legata a questo luogo è quella della cisterna della Regina. Esiste infatti al di sotto della Torre del Grifo una cisterna dove si intravedono delle gallerie. L’acqua probabilmente proviene da una sorgiva, in quanto durante tutti i periodi dell’anno il livello delle acque è sempre uguale. La leggenda vuole che all’interno di questa cisterna ci fossero dei mosaici raffiguranti le figure del Re e della Regina. Tuttavia, nessuna “spedizione” all’interno della cisterna è andata a buon fine, a causa delle difficoltà di accesso. L’ultima spedizione è stata condotta da Vito La Piana insieme ai legittimi proprietari, i fratelli Somma.

di Giulio Pappa

||Per vedere tutte le foto esclusive della Torre del Grifo clicca qui||

Bibliografia:

AA. VV., Guida ai beni culturali dei comuni di Mascalucia, Tremestieri, S. Pietro Clarenza e Camporotondo Etneo, Trecastagni, Distretto scolastico 18.

Aiello Domenico, Per la storia di Mascalucia. Nuove ricerche d’archivio (sec. XVII-XIX), Giarre, 2017.

Cabrera Pietro, Il Mongibello. 1636.

Voce Torre del Grifo o Torre Ombra in medioevosicilia.eu di Giuseppe Tropea, 2011.

Gruppo Storia locale Studi e ricerche

Quelli della sagrestia. 17 marzo 2018 Delegazione comunale di Massannunziata

Discorso di Vito Sapienza in occasione della celebrazione del 50esimo della Corale Santa Cecilia.

Introduzione di Vito Sapienza

Vi ringrazio per essere qui tutti presenti. Vi ringrazio di cuore per avere accolto questo invito e essere così numerosi in questa serata che anticipa la primavera. Grazie a Mirella e Lucia, Franca, Francesca, Lella, Pippo ……..

Ci troviamo in un luogo straordinario, un palmento di fine ottocento. Quand’ero ragazzo non lo conoscevo, ma conoscevo i palmenti. Allora non si usciva facilmente dai confini delle due chiese.

Qui siamo a Turulifu e Turulifu era fuori orbita. Solo padre Padalino governava questo luogo che per i nostri genitori era, infatti, uno spazio che annunciava l’estate o dava il sapore vero alla festa, questo era allora il senso del viaggio.

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Non si andava a Barcellona o Pietroburgo come oggi, ma molto più lontano, un viaggio nella sciara tra ginestre inebrianti e sacri asfodeli. Una gita ante litteram che a Roma si chiamerebbe fuori porta. Un viaggio, in cui si sognava e soprattutto si sentiva il vibrare del desiderio.

A Madonna Sciara” luogo archeologico e dal sapore biblico, ci sono ancora i resti, a poco più di 1200 metri da qui, delle scalinate della città del peccato, Gomorra, che de Laurentis/Huston fecero realizzare con le maestranze di Mascalucia per il film “la Bibbia”, siamo nel 1966 circa. Li vicino ci sono i resti di una chiesa paleocristiana in ipogeo, proprio nei pressi del santuario.

Alberto Angela che, tutto definisce come straordinario/eccezionale, se lo sapesse, farebbe un intero servizio. Ma coglierebbe solo l’incerto profilo di quello che è stato un luogo selvaggio e nel contempo domestico, quasi il cortile, l’aia di Mascalucia. Immaginate: una ricerca tra la chiesa della Bambina con affreschi rupestri che guarda la montagna a tutela dalla lava, mentre l’abside volge verso la perversa Gomorra.

Ora in questo palmento di villa Buscemi, luogo dionisiaco e luogo di trasformazione. L’uva in succo d’uva, poi in mosto, poi la fermentazione piccola e grande e poi in vino. Da questi luoghi un’intera collettività attingeva la bevanda sacra a Bacco. Palmento come luogo laico per stare insieme non meno di una chiesa. Abbiamo a conferma di ciò anche un tempo limitato, come in chiesa, bisogna lasciare,… le porte si chiudono alle 22.30.

Si sente, se prestate attenzione e mantenete una discreta soglia olfattiva, l’acre odor di vino a l’animo rallegrar. C’è in effetti una sensazione di strana eccitazione, una sensazione gradevole e nel contempo malinconica, come accade in tutte le feste.

Ci si vede per rivedere noi stessi in un grande specchio che è il gruppo con cui abbiamo condiviso anni importanti, quelli in cui si snodavano incertezze, scelte, decisioni, rotture, litigi, pianti, sorrisi, amori, legami che poi avrebbero aperto alla vita. C’è appunto gioia, euforia e dicevo un senso di velata malinconia. Questo accade sempre quando i legami affettivi surriscaldano le pulegge della mente.

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Io, Franco, Carla ci siamo fatti carico di tutto ciò, forse perché ci siamo fatti interpreti di un bisogno, quello di avere, o sperare di assaporare quello che sta per andare via, cioè il tempo. L’età media qui dentro è sicuramente appena sopra i 36 anni, quindi è di certo un vino ormai poco novello. Prima tutti ragazzi, adesso tutti ragazzi dalle chiome argentate “silver” e qualche giovane nonno/a. E’ risaputo che dopo i 55/60 gli uomini vestono più sportivi, le donne virano generalmente su colori dei capelli di dubbia definizione.

Le immagini che vedremo sono immagini prese dal mio repertorio, dai miei ricordi. In verità dal mio e da quello di Franco e Carla che, come sapete, vivendo lontano, siamo stati obbligati a dover ricordare per non perdere la memoria del passato. Si parla per dimenticare ma anche per verificare di continuare a ricordare. Perdere la memoria è forse la lacerazione più profonda per l’uomo e aggiungerei la più pericolosa per l’umanità.

Sono slides in bianco e nero e a colori inserite in un incedere quasi scomposto non solo per poter ricordare quello che è stato, ma anche per rispettare la memoria del futuro che ognuno di noi coltiva.

Di certo sono state omesse nel video tante, tante cose, tantissime. Ognuno rivede e vorrebbe rivedere quello che è stato, ma non è facile assecondare le foto dei ricordi. Ho volutamente dato un significato di doveroso rispetto verso tutto ciò che rimane in oblio, cioè che esiste e che deve rimanere avvolto a tutela della sua esistenza. Il rievocare il ricordo è bello, ma nel contempo deforma, contamina, modifica, altera.

Certe cose hanno dignità di esistere in quanto rimangono dentro. Immagini mescolate tra sacro e profano, perché tra il sacro e il profano si coniugano le cose più belle della vita. Il video percorre il ciclo di un anno di vita a Mascalucia.

Adesso fate silenzio e diamo ascolto ai bisbigli rumorosi che il video attiva.

Prosit.

VIDEO REALIZZATO DA CARLA, FRANCO, MARIA E VITO.
Mostrato il 17 marzo 2018 presso la Delegazione di Massannunziata per l’occasione dei 50 anni della Corale Santa Cecilia.

 

Studi e ricerche

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