Satira - Dicembre 22, 2023

Cronache di Mascalcìa/11 : “L’incoronazione di Re Enzù Magnus.”

A tempore natalizi, Re Enzù bandì un gran banchetto per la sua duesima incoronazione. Furono avocati vassalli, valvassori e valvassini provenienti da tutte le contrade del Regno e i migliori cucinieri del tempo furono assoldati per realizzare opulente libagioni. I dignitari di corte, Frescobaldo del Marchese e il Conte Alessio del Cardellino, grandissimi figghi di […]
Di Giuseppe Reina

...

A tempore natalizi, Re Enzù bandì un gran banchetto per la sua duesima incoronazione.

Furono avocati vassalli, valvassori e valvassini provenienti da tutte le contrade del Regno e i migliori cucinieri del tempo furono assoldati per realizzare opulente libagioni.

I dignitari di corte, Frescobaldo del Marchese e il Conte Alessio del Cardellino, grandissimi figghi di Gran Feudatari, vennero al cospetto di cotanta maestosità, mostrando animo cupo e battendosi il petto, per porgere al Re, un’infausta novella.

“Sire, il popolo ha fame!”

Re Enzù li guardò torvo e, dall’alto della sua potenza e magnificenza, si adirò fortemente, puntando lo scettro verso i due incauti ardimentosi che avevano osato pronunziare quelle orrende parole in sua presenza.

Poscia, dopo essersi assiso su un trono di pelle di palle di sudditi vessati, declamò:

“Come osate, o villici e insulsi individui!

Oggi è il giorno della mia incoronazione,

sia data buona novella a tutti.

Ite e non tergiversate con verbose e infauste notizie”

“Sire, ma… il popolo ha fame!”, incalzarono i due ingenui avventori.

“Ditegli che gli daremo l’AMT a pagamento per Natale e che la tassa delle immonde masserizie diminuirà di qualche centesimo di ghinea, a cominciare dall’anno domini 3050 D.M. (Dopo Magra)”

“Sire” s’azzardò a esclamare il Duca CanBracco del Coniglione che, nel frattempo, era accorso al convivio, “ma questo lo abbiamo già detto l’anno scorso e anche l’anno prima”.

“Come osi mettere in dubbio le mie parole, o fetido e ributtante individuo!

Ordino che gli sia mozzata la testa e venga buttato giù dalla cima più alta del Sacro Monte Pileri, immantinente.

Indi quello che rimane sia dato in pasto ai cani randagi che, nel Reame, amiamo e custodiamo, ma… solo quando ce ne ricordiamo.

Ora andate e non perdete tempo alcuno perché il banchetto sta per iniziare.

A proposito, chi paga per il banchetto?”

I due dignitari, timorosi dell’ira funesta del Re, con balbuziente favella, esclamarono all’unisono:

“Il popolo, o mio Sire.

Abbiamo organizzato un variopinto mercatino con sordidi commercianti, menestrelli strimpellatori e briganti di mezza molatura.

Il popolo crede che è tutto a spese delle casse reali e si diverte molto.

Invece, abbiamo aumentato – “silente notte” – le gabelle per le stalle e i ripostigli e metteremo il pedaggio per tutti coloro che vogliono far sostare i loro cavalli da monta per abbeverarsi alla Taverna dei fratelli Illuminati, nota locanda locale.”

“Questo causerà malumore nel popolo?” disse un accigliato Re Enzù.

“Si lamentano sempre, ma poi dimenticano presto.”, risposero i due, rincuorati.

“A proposito di cose dimenticate. Il Santo Abate Martino, mi ha notificato una bolla in cui scrive che tutto l’Impero ha ricevuto gratuite elargizioni di ghinee per organizzare ludici eventi popolari. Avremmo fatto un grande guadagno, ma il Santo Abate m’informa che il mio Reame non ha ricevuto nemmeno una ghinea. Perché?” chiese un arrabbiato Re Enzù.

Il Conte Alessio del Cardellino si buttò in ginocchio, invocando la clemenza reale:

”Mio Sire, perdono. Dovevo occuparmi della richiesta, ma la Lieta Duchessa della Vita Snella, mi ha indotto a libidinosi pensieri. Mentre mi apprestavo a fare la richiesta, Ella mi venne incontro desnuda e…non ho resistito. La carne è debole, il cardellino pure.”

Re Enzù non credette alle sue orecchie.

Alzò gli occhi al cielo, maledicendo tutti i Sacri Cavalieri Defunti, eroi di mille battaglie memorabili, per poi sbottare in un tremendo anatema:

“Siate maledetti, ora e per sempre. Restituirete con le vostre vite, il soldo perduto.

Ordino la castrazione di entrambi.”

Il Conte Alessio del Cardellino chiese pietà, ma questa non gli fu concessa.

Non fu dato di sapere e non è riportato dalle Sacre Scritture cosa fu castrato alla Lieta Duchessa della Vita Snella, ma questo è destinato a restare un mistero.

Questo fu ciò che lessi nelle Oscure Pergamene.

Chi è cagion del suo mal, pianga sé stesso.

“…nel mezzo del cammin di vostra vita,

Vi ritrovaste per una selva oscura

Forse era la “ Parigi del Bosco”?

No, era solo un fetido chiosco.

Il Bus non passò

La Tassa non s’abbassò

Il Popolo ammuccò

Il Bene Comune trionfò”

Lieto die,

Sua Magnificenza Reverendissima

L’Abate Pietà.

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *