Storia - Giugno 3, 2021

Il Mistero dei cani di San Vito!

Dall’estate del ’43 a quella che ci avviciniamo a vivere ne è passata di acqua sotto i ponti. Non c’è più la guerra e quel che ne resta di questo tragico capitolo di storia è visibile sotto forma di armi di artiglieria presso il piazzale del Monumento ai Caduti. Si sa che la seconda guerra […]
Di Regina Betti

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Dall’estate del ’43 a quella che ci avviciniamo a vivere ne è passata di acqua sotto i ponti. Non c’è più la guerra e quel che ne resta di questo tragico capitolo di storia è visibile sotto forma di armi di artiglieria presso il piazzale del Monumento ai Caduti. Si sa che la seconda guerra mondiale ha messo a dura prova la capacità umana di riconoscere che chi ci sta accanto è un uomo come noi. Mascalucia non rimase di certo esente da questo trambusto mondiale, non fu priva di vittime di cui i conti si sono persi.

Ed è proprio il 3 Agosto del 1943 che si concentrano i conflitti fra mascaluciesi e tedeschi. Siamo agli albori della Resistenza italiana, che avrà inizio ufficialmente l’8 settembre, un mese dopo. Mascalucia alza la testa e dice di no alla presenza di ben 2000 tedeschi, ma soprattutto ai loro soprusi. La signora Amantia ricorda benissimo quei giorni: “Spesso, quando loro bussavano alla nostra porta, si affacciavano gli uomini o le donne anziane. I soldati tedeschi con un italiano improvvisato chiedevano carne, verdura, pasta, legumi e donne quando erano cordiali. Invece, quando non lo erano, entravano senza alcun permesso e prendevano ciò che chiedevano e trovavano.

Quasi ogni casa ospitava e nascondeva ragazze e donne per evitare che diventassero preda delle violenze tedesche”. Nel giro di poche ore si concentrarono gli eventi chiave che diedero vita alla resistenza mascaluciese: Quattro ore di Mascalucia. Ed è proprio in quei giorni che si inquadra la vicenda dei cani che fecero indietreggiare i tedeschi.
Per molti anni questa storia è stata ritenuta una leggenda popolare, tuttora alcuni la ritengono frutto della fantasia di quei giorni di confusione e di conflitti. Si narra che un branco tra i 30-100 cani occupò il piano di San Vito, mentre i tedeschi stavano riempiendo di mine il centro storico, e gli ringhiarono e abbaiarono contro. L’intento tedesco, infatti, era quello di infliggere una grande punizione al paese, che gli si era voltato contro.

Uno dei primi cani ad accorgersi dell’arrivo improvviso ed inspiegabile di questi cani fu proprio il volpino della moglie del podestà Consoli, che iniziò ad abbaiare per primo. Il popolo alzò gli occhi al cielo, attribuendolo ad un miracolo di San Vito per il suo legame agiografico. Parecchie sono le discordanze sull’orario esatto del giorno, sul giorno e sul numero dei cani.

L’ipotesi storica più accreditata è che il fatto sia avvenuto intorno alle 21:00 del 3 Agosto, perché le milizie tedesche iniziavano a mettere le prime mine con l’arrivo del carro armato e che i cani erano al massimo una trentina. I cani, dunque, distolsero i tedeschi dal loro intento. Molte testimonianze orali, invece, ricollocano l’accaduto alle 17.00 del pomeriggio, proprio in conclusione degli eventi delle Quattro ore di Mascalucia; questa ipotesi accrediterebbe la fine degli scontri. Per quanto riguarda in numero dei cani, si aggirerebbe tra i 30- 100. D’altro canto, una sola testimonianza posticipa l’inizio dell’evento alle 3 dell’8 Agosto, il giorno dell’arrivo dell’intervento americano, che proseguì fino alle prime ore dell’alba. Probabilmente non sapremo mai quale sia la verità, ma, in base alle testimonianze raccolte, abbiamo motivo di credere che il fatto sia davvero accaduto, al di là delle tre diverse versioni.

Maria Regina Betti

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