Cultura - Luglio 20, 2022

Intervista a IlGiornale.it – “Io sono Antonietta” di Giuseppe Reina

Giuseppe, iniziamo dal principio. Chi era Antonietta Longo? –Antonietta Longo ( o meglio Antonina Longo, il vezzeggiativo fu coniato dalla stampa dell’epoca)  era una bambina del Sud Italia che ebbe la sfortuna di essere nata, purtroppo, in una famiglia molto povera e  in un difficile contesto storico (siamo agli albori del periodo fascista!) Il padre […]
Di Giuseppe Reina

...
  1. Giuseppe, iniziamo dal principio. Chi era Antonietta Longo?

Antonietta Longo ( o meglio Antonina Longo, il vezzeggiativo fu coniato dalla stampa dell’epoca)  era una bambina del Sud Italia che ebbe la sfortuna di essere nata, purtroppo, in una famiglia molto povera e  in un difficile contesto storico (siamo agli albori del periodo fascista!) Il padre faceva il barbiere, ma morì improvvisamente, lasciando la famiglia nella totale indigenza. Per strapparla ai morsi della fame, Antonietta che era la più piccola di quattro fratelli, a soli 4 anni, venne rinchiusa in un collegio di suore. Al compimento della maggiore età, le fu posto un aut-aut: diventare suora o andare via. Antonietta scelse liberamente di volersi riappropriare della propria vita, fino ad allora, rimasta sospesa. Andò a vivere dapprima con la sorella Grazia a Camerino e successivamente, per una serie di circostanze fortuite, venne assunta dal dott. Cesare Gasparri , facoltoso funzionario statale di Roma, laddove svolse  le mansioni di domestica e dama di compagnia della moglie, a iniziare dal 1949. Verrà trovata morta decapitata sulle rive del lago Albano appena sei anni dopo. Una vita brevissima, tragica, con un epilogo orrendo.

  • Lei come è venuto a conoscenza di questa storia?

Antonietta Longo era la mia prozia, ma venni a conoscenza dell’orrendo delitto, solamente intorno ai trent’anni, leggendo un articolo di un quotidiano locale in cui veniva intervistata mia nonna Grazia, sorella di Antonietta. Rimasi sbalordito del fatto e cominciai a pormi e a fare domande.  Mio padre, Orazio Reina, ultimo testimone vivente della tragedia, non ne aveva mai parlato in famiglia, come se fosse un qualcosa di cui doversi vergognare. E anche la famiglia era molto reticente. Cominciai a documentarmi sulla storia e mi resi conto che la narrazione della vicenda aveva molti punti oscuri e non era sempre intellettualmente onesta. Misi tutti in un cassetto, con il recondito proposito di fare ordine, una volta per tutte, sulla triste storia. Complice il periodo pandemico e una forzata cassa integrazione, ho deciso di scrivere un libro su Antonietta, desideroso di renderle un po’ di quella giustizia che fu negata.

  • Cosa l’ha spinta a scrivere il libro?

A parte il legame familiare, una delle motivazioni fondamentali che mi hanno spinto a scrivere è che non esiste alcun libro che racconti,in maniera circostanziata e minuziosa, la vicenda della “decapitata di Castelgandolfo”.

Esistono sunti , capitoli inseriti in alcune antologie horror molto generaliste, ma niente di probante e personalizzato. Sul Web invece, esiste una massa informe di notizie, talora di dubbia provenienza e prive di qualsivoglia riscontro documentale. Ecco, ho provato a mettere ordine a tutta questa  caotica narrazione , provando a  raccontare una storia “alternativa” a quello che era stato, finora, il sentire comune sulla “decapitata”.

  • Per scrivere il libro ha fatto un lavoro di ricerca, che immagino sia stato lungo e preciso. Ha scoperto nuovi dettagli sulla vicenda?

Il lavoro di ricerca , documentazione e scrittura ha richiesto due anni di lavoro, ovviamente con periodi di remissione assoluta e altri di grande creatività. Quello che mi distingue, ovviamente, da tutti coloro che avrebbero voluto cimentarsi con la storia della “decapitata”,  non è certamente la competenza sul caso, in quanto le mie fonti di approvvigionamento documentale sono pubbliche e un buon giornalista investigativo, avrebbe certamente avuto vita facile. Il mio “jolly” è stato papà, oggi novantatreenne ma ancora lucidissimo, il quale mi ha instradato e messo al corrente di dettagli personali e ricordi che solo lui conosce. Quindi, SI, ci sono nuovi dettagli sulla vicenda. Niente di eclatante e sensazionale, ma tanti arricchimenti.

  • Ai tempi, Antonietta venne identificata grazie a un orologino che portava al polso. Secondo lei perché l’assassino lo lasciò sulla salma?Potrebbe essere stato un errore?

L’orologino Zeus è uno dei cardini dell’intera storia ed è certamente l’oggetto più iconico che lega la decapitata a papà. Fu infatti lui a regalarlo alla zia e fu lui che lo riconobbe tra altri trenta esemplari che gli furono mostrati dalla Polizia. Costituisce la prova fondamentale , ma non la sola, di riconoscimento della “decapitata”. Tante leggende metropolitane sono state raccontate sull’orologino, unico oggetto ritrovato addosso alla salma.

Ci sono ipotesi che avallano l’errore umano dell’assassino, peraltro con ricostruzioni abbastanza semplicistiche e superficiali, secondo me. Tu assassino, commetti con orribile ferocia, un delitto del genere, squarci il cadavere asportandone l’intero apparato riproduttivo, lo denudi completamente, fai scomparire la testa e, guarda caso ma che caso, dimentichi  di togliere l’orologino dal polso, unico elemento che può portare all’identificazione del cadavere. A volte, siamo troppo suggestionati dalle fiction americane, perché la verità, quasi sempre, è molto più “normale”. Secondo me, non ci fu un errore, ma consapevolezza dell’azione.

  • Si parlò, all’epoca, di una lettera che Antonietta avrebbe spedito a casa il 5 luglio. Esisteva davvero? E cosa c’era scritto?

 Qualcuno, non si sa se Antonietta o mani altrui, spedì il 5 luglio del 1955, una lettera dalla stazione Termini con destinazione Mascalucia, residenza della famiglia Longo.

Nella lettera, il cui testo è stato pubblicato solo a stralci,  Antonietta afferma che  sta lasciando la casa del dottor Gasparri per unirsi  all’uomo che ama. Aggiunge che “fra poche ore  sarà sua e saprò regalarvi un bel nipotino.”

  • Quali furono le ipotesi prese in considerazione dagli inquirenti durante le indagini?

Gli inquirenti brancolarono nel buio più totale per tutto l’arco investigativo della vicenda. Le ipotesi che fecero furono tantissime: dal maniaco sessuale al raptus di follia di una coppia di amanti consumatosi tragicamente sulle rive del lago, fino a torbide storie di contrabbandieri o presunti amanti/fidanzati di Antonietta, sui quali s’indagò a lungo, senza arrivare non solo a una benché minima prova, ma neanche a un indizio che giustificasse un supplemento d’indagine. Mi sono chiesto il perché tutte le ipotesi degli investigatori, a un certo punto, s’inaridivano completamente e si andava a cercare da tutt’altra parte. Era forse tutto un piano preordinato coordinato da una mente sopraffina desiderosa di nascondere uno scandalo che avrebbe potuto travolgere tutto e tutti e che dettava i tempi dell’inchiesta? Può darsi.

  • Lei, nel libro, è arrivato a qualche conclusione sull’omicidio?

Alla fine del libro, offro la mia personale ricostruzione dei fatti che, ovviamente, non è un dogma, né una verità assoluta, ma solamente una ricostruzione plausibile , basata sul fatto che ho convissuto con questa storia per ben due anni e che, secondo me, non può esistere una verità alternativa diversa da quella emersa dall’impianto narrativo del libro. Stimolo la sua curiosità : ma fu davvero un delitto? Qualche dubbio io l’ho avuto. Ho provato a decifrare una verità, forse l’ho appena lambita, forse ci sono andato vicino, forse s’annida in qualche dettaglio svelato sul libro. Certezze assolute, mi sembra evidente, nessuno può averle, né tantomeno io.

  • Dopo così tanti anni, il mistero potrebbe essere ancora risolto?

No, il mistero della decapitata è e resterà tale per sempre. Ma forse consiste proprio in questo, il suo fascino macabro che si è perpetuato fino ai nostri giorni. Ancor oggi a quasi settant’anni dalla vicenda, qualcuno puntualmente, ogni anno, ne scrive. La “decapitata” fu stata instillata nelle coscienze dell’opinione pubblica, in maniera esagerata e sensazionalistica, con il solo di scopo di renderla funzionale a un grande business editoriale. E tale fu.

L’assassino (???), i suoi complici, gli attori principali della vicenda ormai sono morti, tranne papà ovviamente, non c’è più spirito di vendetta o rivalsa o nuovi elementi che possano condurre a una riapertura del caso. Esisteva solo il desiderio di ricomporre per bene, un puzzle rimasto, per molto tempo, confuso e privo di senso. Ho cercato di fare questo.

  1. Il libro è già disponibile? Prossime presentazioni?

“Io sono Antonietta” ediz. Algra Editore è attualmente in distribuzione. A breve, sarà possibile reperirlo in tutti i maggiori siti online. Ho iniziato le presentazioni a Torre Archirafi il 16 luglio scorso, adottando la tecnica della multimedialità. Non una presentazione basata su domanda e risposta dell’autore, ma un insieme di foto, slide, video che ripercorrono curiosità, aneddoti e contenuti inediti legati alla vicenda. Mi aiuta in questo’impegnativo percorso, Francesca Calì, autrice di alcuni “camei” inseriti all’interno del libro. Gliene sono molto grato. Prossimi appuntamenti ? Mascalucia il 3 agosto, Catania il 29 settembre nell’ambito della manifestazione “Etnabook”. Poi aspetteremo inviti.

Ti farei solo un’altra domanda, suscitatami dalle tue risposte.. Come mai il dubbio sul fatto che sia un delitto?

Risposta: L’impianto narrativo del libro si basa sull’ipotesi che la scena del delitto non fosse  altro che una gigantesca messinscena ricostruita ad arte, funzionale a depistare le indagini e giustificare l’assenza di Antonietta. Secondo le ipotesi da me avanzate, Antonietta non fu deliberatamente uccisa, ma morì per altre cause e successivamente il suo cadavere fu trasportato sulle rive del lago Albano per avallare la tesi del delitto passionale.  Mi pare però evidente che il vilipendio e l’occultamento di cadavere siano reati molto gravi, unitamente al fatto che si tentò, con successo, di sviare le indagini nel riuscito tentativo di non far emergere la verità e proteggere qualcuno. Penso inoltre che fu imposto dall’alto, un profilo “volutamente”  basso agli inquirenti, al fine di arrivare a un’archiviazione rapida e senza ulteriori conseguenze.

Cover de “Io sono Antonietta”

Ecco il link all’articolo pubblicato: https://www.ilgiornale.it/news/cronache/giallo-decapitata-lago-pronipote-rester-sempre-mistero-2052430.html

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.