Cultura - Marzo 8, 2021

Mompileri: 352° anniversario del giorno del dolore e della speranza

Ogni anno, il 12 marzo, il Santuario Madonna della Sciara, ricorda la grande eruzione del 1669 che in soli 24 ore inghiotti la storica Mompileri e la sua chiesa dedicata alla Madonna delle Grazie, meta di grandi pellegrinaggi mariani. L’eruzione iniziò l’11 marzo da una frattura creatasi sui Monti Rossi causata da uno sciame sismico […]
Di Francesca Calí

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Ogni anno, il 12 marzo, il Santuario Madonna della Sciara, ricorda la grande eruzione del 1669 che in soli 24 ore inghiotti la storica Mompileri e la sua chiesa dedicata alla Madonna delle Grazie, meta di grandi pellegrinaggi mariani. L’eruzione iniziò l’11 marzo da una frattura creatasi sui Monti Rossi causata da uno sciame sismico presentatosi fin dall’8 marzo. Il popolo etneo era abituato ai fenomeni eruttivi della Muntagna ma mai si sarebbe aspettato un’eruzione di tale portata tanto da non avere il tempo di mettere in salvo i propri beni e le opere conservate nella chiesa di Mompileri.

Un’ eruzione che non causò vittime ma moltissimi sfollati e tanto dolore. Il luogo mistico in cui ci si rifugiavano tanti fedeli non esisteva più. Mompileri fu ricostruita più a sud ma il desiderio di ritrovare ciò che era stato perduto non si spense nonostante i vari tentativi di scavi tra la sciara.

Grotta del ritrovamento accessibile ai fedeli

Fu il 18 agosto 1704, quando la Vergine Santissima si manifestò ad una pia donna, indicandole il luogo in cui avrebbero dovuto scavare. E proprio lì, a dieci metri sotto terra, che viene ritrovato, praticamente intatto, il simulacro della Madonna delle Grazie, conservatosi grazie alla formazione di una grotta. Si avverarono, così, le profezie di Padre Antonino D’Urso che annunciò: forse tempo verrà e Iddio nella sua misericordia ispirasse di far trovare le statue che si perdettero sotto la sciara e trovate hallora di nuovo si accenderà lo amore pella Madre di Dio e il brugiato Mompileri sarà un’altra volta la sede delle Grazie della Gran Signora Maria, e verranno come prima tutti i devoti nel nostro paese ora brugiato, anche dai paesi lontani…; e del cronista Tomaso Paternò Tedeschi che dichiarò: mi giova però credere, che non ardì irriverente il fuoco di oltraggiare quei bei Simulacri di Paradiso, anzi ardisco a dire, che egli vi abbia lì sotto i suoi petroni, fabricato per arte divina, un nobilissimo avello, dirò meglio un bellissimo tempierello… E tempo tempo forse verrà, che si compiacerà la Vergine istessa di ispirare a qualche suo devoto servo, il modo e la via di poterla rinvenire per il nostro migliore.

Da quel giorno, la Madonna verrà venerata con nome di Madonna della Sciara. Un luogo di vera SPERANZA, come ricorda sempre il Rettore del Santuario, Padre Alfio Privitera, in cui il fuoco della montagna viene paragonato all’amore di Dio che arde senza consumare; fuoco che santifica i discepoli e li invia con la sua potenza ad annunciare la Buona Notizia della vita nuova.

Ed è in questa santa atmosfera che il Santuario ricorda ogni anno questo avvenimento affinché la fiamma che arde rimanga sempre accesa.

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