Storia - Aprile 22, 2021

Storia di Angelina Mioccio “la bella addormentata di Catania”

Questa è la storia di Angelina Mioccio, una giovanissima e bellissima donna, figlia di una facoltosa famiglia catanese di origine ebrea. Pare che Angelina Mioccio abbia vissuto la sua vita nell’agio e nel lusso fino all’età di diciott’anni quando, raggiunta la cosiddetta “età da marito”, le sue sventure ebbero inizio. Figlia prediletta del padre, la […]
Di mascaluciadoc@virgilio.it

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Questa è la storia di Angelina Mioccio, una giovanissima e bellissima donna, figlia di una facoltosa famiglia catanese di origine ebrea. Pare che Angelina Mioccio abbia vissuto la sua vita nell’agio e nel lusso fino all’età di diciott’anni quando, raggiunta la cosiddetta “età da marito”, le sue sventure ebbero inizio.

Figlia prediletta del padre, la giovane pagò a caro prezzo tale privilegio e fu promessa in sposa, contro il suo volere, a un ricco avvocato di trent’anni più grande di lei per il quale non nutriva il benché minimo interesse. Angelina era innamorata invece di Alfio, un lontano cugino di bassa estrazione sociale, che ricambiava i suoi sentimenti. Il giovane lavorava per il padre di Angelina e per paura di perdere il lavoro, non ebbe mai il coraggio di affrontare l’uomo per chiedergli la mano della figlia.

Tale debolezza, Alfio la rimpiangerà per tutta la vita. Nel 1911 sotto richiesta del padre di Angelina, con l’intento di farne dono di nozze alla figlia, venne eretto il Castello di Leucatia, nel quartiere Barriera-Canalicchio, direttamente dalle macerie di un tempio pagano di colore bianco, infatti, il toponimo “Leucatia” deriva dal greco “Leucos”, ovvero bianco e catria. La triste storia legata a questo castello nasce proprio da quel momento: la bellissima Angelina non voleva prendere parte a questo matrimonio combinato poiché innamorata di Alfio. Dopo il fermo no del padre, alla ragazza restavano solo due alternative: sposare il ricco avvocato o togliersi la vita, ponendo fine a quella ingiustizia. Angelina si fece coraggio e purtroppo, scelse la seconda opzione.

Raggiunto il terzo piano del castello, la giovane sventurata uscì sul terrazzo per poi raggiungere una delle torri, alla sua sinistra, lì si gettò nel vuoto e perse la vita. Suo padre, non rassegnatosi al dolore di aver perduto la figlia prediletta, decise che la ragazza sarebbe stata imbalsamata e traslata, in una Cappella gentilizia. Al posto del castello, infatti i genitori decisero di regalare alla figlia una cappella presso il cimitero monumentale di Catania e il corpo imbalsamato di Angelina, ingabbiato in quell’abito confezionato per quel matrimonio mai celebrato, venne esposto dietro una teca di vetro. C’è chi la chiama la “bella addormentata catanese” e chi la conosce semplicemente come la “mummia di Catania”. Su di lei si raccontano ancora oggi storie e leggende, ma a detta degli esperti, si tratta di una testimonianza preziosissima delle tecniche di imbalsamazione ancora in uso nel ventesimo secolo.

Purtroppo nemmeno da morta Angelina ha potuto trovare pace, perché la cappella è stata lasciata al totale abbandono, preda di ladri intrufolatisi per rubare oggetti preziosi che hanno danneggiato la teca mettendo a rischio la conservazione della salma. Dopo vani tentativi di comunicare con gli eredi per avviare una ristrutturazione della cappella, quest’ultima è stata murata con all’interno il corpo di Angelina, perché dichiarata a rischio di crollo. A “prendersi cura” della fanciulla, prima della chiusura, soltanto un uomo, rimessosi in salute dopo esser stato in coma a causa di un’aggressione, che ha dichiarato di aver sognato la defunta. Angelina gli era apparsa in sogno facendogli delle richieste e per mesi, il quarantenne si è occupato di lei, senza autorizzazione e rischiando di danneggiare il corpo, pulendo di tanto in tanto la cappella e riempiendo la tomba di bambole, fiori e orsacchiotti. Angelina è ormai per i catanesi un vero e proprio simbolo.

Divenuta, per un certo periodo, oggetto di culto con numerosi visitatori che, passando, decidevano di regalarle un fiore, il corpo imprigionato della giovane è oggi una testimonianza storica di una Sicilia di inizio novecento in cui il destino di tutte le giovani donne, considerate di proprietà prima del padre e poi del marito, non era quasi mai diverso da quello di Angelina Mioccio.

Dagli inizi del 2000, il Castello di Leucatia è diventato di proprietà del Comune di Catania, che lo ha trasformato in una Biblioteca e Centro Culturale. I fatti narrati sono frutto di informazioni tratte dalla rete.

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