Storie di Mascalucia - Gennaio 10, 2024

Storie di Mascalucia: “Buon viaggio, campione!”

Ho conosciuto Beppe Spampinato per uno di quei strani casi della vita che ti ricordi solamente quando la persona viene a mancare. Campo Bonajuto Somma fine anni ’70, all’epoca in terra, partita amichevole tra ragazzini 18/19 anni, tutti coetanei, noi contro loro, senza magliette uguali, con pantaloncini improbabili, tutti all’arrembaggio dietro un pallone. Si affittava […]
Di Giuseppe Reina

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Ho conosciuto Beppe Spampinato per uno di quei strani casi della vita che ti ricordi solamente quando la persona viene a mancare.

Campo Bonajuto Somma fine anni ’70, all’epoca in terra, partita amichevole tra ragazzini 18/19 anni, tutti coetanei, noi contro loro, senza magliette uguali, con pantaloncini improbabili, tutti all’arrembaggio dietro un pallone.

Si affittava il campo, dividendo la somma per 22, docce indecenti, panche e pavimento dove anche il COVID sarebbe morto di pandemia.

Noi no, dietro a un pallone, si superava tutto, anche se avevi 39 di febbre, eri lì sul campo.

Per passione, per non deludere gli amici, per gioventù e anche per quella spensieratezza tipica di chi non se ne perde mai una.

Si gioca, loro molto più forti di noi, ma si combatte, volano le pedate, qualche goccia di buon sangue non manca mai al grido di “rapemu i chianchi”, la vera difesa contro avversari abituati a menare.

Non ci sono schemi, né tattiche, si corre come invasati sperando di calciare il pallone dentro la porta, male che va si prende lo stinco dell’avversario.

Il quale non fa scena rotolandosi a terra, non si lamenta, non piange, né vuole litigare.

Si rialza e continua a giocare.

Ci sono anch’io, quel giorno.

Gambe lunghissime, fisico gracile ma veloce, tecnicamente uno schifo, il pallone mi sembra una melanzana, però arrivo spesso prima e talvolta riesco a metterlo anche dentro.

Per culo, per fortuna o forse perché i difensori sono lenti, impacciati e con qualche chilo in più.

Non ricordo il risultato, ma ricordo questo lungagnone in porta che è quasi imbattibile, prende tutto con un’abilità davvero sorprendente.

Non ricordo come finì quella partita, ma ho un ricordo nitido di un calcio d’angolo dove vedo la palla arrivare diritta verso di me.

Non so se sono io ad andare verso il pallone o lui che sbatte contro di me.

So soltanto che ne esce una traiettoria forte e imprendibile all’incrocio dei pali.

Ho la sensazione immediata del gol fatto.

Il portiere fa un balzo felino, vola da palo a palo e va a prenderla all’incrocio.

Lo guardo negli occhi con l’espressione “come cazzo hai fatto a prenderla?”.

Mi sorride, mi porge il cinque, ricambio.

Nemmeno ci conosciamo, ma sembra un tipo simpatico.

Poi, a fine partita, qualcuno mi dice che il portiere è Beppe Spampinato, campione di salto in alto, uno che è appena volato a 2 metri e sei centimetri.

Un record locale incredibile per quei tempi.

Vabbè, penso, allora è la mia solita sfortuna.

Apprendo che è morto, qualche giorno fa, dopo una breve malattia, all’età di 62 anni.

Mio coetaneo.

Chissà dove starà volando quel fantastico portiere, ora.

Buon viaggio, campione.

Beppe Spampinato, giovane.

Giuseppe Reina

Editor Mascalucia DOC

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