Storie di Mascalucia - Gennaio 17, 2022

Storie di Mascalucia : Michele Signorelli

Il papà di Michele Signorelli faceva il sarto, come Vito Reina, un’antica professione che a Mascalucia era segno di distinzione e di rispetto. Ricordo ancora la sua casa-bottega ubicata dove ora c’è l’edicola di Mario e ricordo benissimo quest’uomo alto, ben piantato, con occhiali e baffi, vestito in maniera molto ricercata e elegante. Ricordo anche […]
Di Giuseppe Reina

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Il papà di Michele Signorelli faceva il sarto, come Vito Reina, un’antica professione che a Mascalucia era segno di distinzione e di rispetto.

Ricordo ancora la sua casa-bottega ubicata dove ora c’è l’edicola di Mario e ricordo benissimo quest’uomo alto, ben piantato, con occhiali e baffi, vestito in maniera molto ricercata e elegante.

Ricordo anche il piccolo Michele, biondino e con gli occhi chiari, mano nella mano con la sorella, una ragazzina magrissima con i capelli biondi a caschetto ed occhi profondamente azzurri.

Michele lo avevo conosciuto alle scuole medie di Corso Raffaello, durante gli anni stupendi in cui il richiamo della gioventù e della spensieratezza ci fa apparire ogni cosa bella, grande, affascinante.

Era un paio d’anni più piccolo di me ed era esattamente lo stesso che conoscevamo da sempre.

Una persona discreta, a tratti schiva, riservata, di cui non t’accorgi mai della presenza, ma sai che è lì, che ascolta ma non parla, paziente fino all’inverosimile.

Non amava le comitive e le frequentazioni giovanili, però amava sorridere, ascoltare, essere d’aiuto quando serviva. Parlava pochissimo, non interveniva mai in maniera diretta, segno di una timidezza ma soprattutto di una grande educazione di base o forse non voleva dire le stesse stupidaggini che noi, adolescenti, dicevamo tutti i santi giorni.

Poi le strade si erano separate, il liceo divide le vite anche se le frequentazioni mascaluciote della nostra gioventù restano per sempre.

Ero a conoscenza che faceva il bidello a Mascalucia e che era amatissimo dalle mamme e dai bambini.

La cosa non mi stupiva più di tanto perché la bontà e la dolcezza infinita, Michele l’aveva stampata in viso, senza alcuna falsità.

Poi, era andato a lavorare in biblioteca con la nostra Mirella, trent’anni di vita in comune a supporto della cultura a Mascalucia. Mirella ci ha raccontato, in lacrime, di averlo adottato non come un collega , ma come un figlio. E penso che Michele sentisse questa partecipazione di Mirella nei suoi confronti.

Con la chiusura della biblioteca comunale, Michele era stato trasferito ad altri incarichi ed ultimamente faceva da factotum all’ufficio comunale di Via Bellini.

Era proprio lì che lo incontravo tutte le mattine.

Noi due eravamo i primi a vederci. Lui apriva il centro comunale, io prendevo l’auto posteggiata in garage.Ed ogni mattina non mancava un saluto, una parola, un “guarda l’Etna” un “con questo virus non ce ne usciamo più “.

Michele aveva tutta una sua filosofia di vita, era un solitario.

Lo vedevi in piazza da solo, talvolta a guardare il nulla.

Penso che fosse un abitudinario, una persona a cui piaceva tornare a casa e avere una persona accanto con cui condividere gioie e drammi della vita.

Si era sposato da poco e fra poco, sarebbe dovuto andare in pensione.

Michele e la moglie Pamela

Michele persona semplice dal profumo del buon pane di una volta appena sfornato.

Mascalucioto DOC fino all’inverosimile, lo avevo costretto a recitare una particina in un video che avevamo fatto sulla Pagina per San Vito, magari lo ripropongo.

Michele grossescarpe e poca carne, Michele cuore sincero.

Sei passato delicatamente nelle nostre vite e talvolta non ci siamo accorti di te.

Oggi, sentiamo la tua mancanza, ne avvertiamo tutto il peso, siamo increduli per quello che è successo.

Sentiamo di non poter rivedere più quella tua mano alzata in segno di saluto, sentiamo di non poterti più donare una nostra mascherina con l’effigie di San Vito che mi avevi chiesto e quando te la regalai, avevi il sorriso ingenuo di un bambino.

Per me era poca cosa, per te era un regalo grandissimo.

Guardaci Michele da lassù, magari con le mani messe dietro la schiena e con quell’espressione un po’ così.Guarda le nostre miserie, guarda i nostri egoismi, guarda le nostre umane debolezze.

Ci mancherai, Michele.

Moltissimo.

Giuseppe Reina

Editor Mascalucia Doc.

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