Mascalucia, Natura e Montagna

 

  • Album contenente tutte le foto scattate dal nostro caro amico Pippo Giuffrida relative a paesaggi, gite ed escursioni storiche di mascalucioti DOC.
  • Nella seconda parte sono pubblicate foto più recenti ed attuali di paesaggi con soggetto Mascalucia.

 Buona fortuna!1524897210509-1Raduno di coccinelle ad alta quota.


14 aprile 1971

Mascalucioti DOC a Pian del Lago ( Etna-Sud) invaso dalle colate laviche. – Colata lavica sulla neve.


16 aprile 1971
31902014_10211852919738781_5525711000965218304_n_FotorRagazzi mascalucioti (Pippo Giuffrida, Paolo Salerno ed Alfio Cantone) davanti alla colata lavica che distruggerà l’Osservatorio Vulcanologico Etneo, costruito nel 1879 a quota 2941 metri s.l.m. a Sud del Cratete Centrale.


11 Novembre 1972


Escursione di Mascalucioti( Nuccio Aiello, Paolo Pappalardo e Pippo Giuffrida ) nella bellissima Valle del Bove dove esisteva, a quota 1655 Mt. S.L.M, il Rifugio “ Gino Menza” costruito tra il 1931-1933 e completamente sepolto dalle colate laviche del 1991 – 1993).
Foto Paolo Pappalardo


20 Dicembre 1972

Chi non ricorda la Capanna del CUS-Catania (Centro Universitario Sportivo) punto di riferimento in montagna, negli anni 60-70, per i giovani del paese, universitari e non, distrutta, purtroppo, dalle colate laviche dell’eruzione del 1983.

(in foto Nuccio Aiello e Pippo Giuffrida)


31 gennaio 1973

Nevicata eccezionale.


1977

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Chi si riconosce?
-Pippo Giuffrida.


29 Aprile 1978

“Mascalucioti testimoni di un evento in montagna (Agata Giuffrida, il caro Salvatore Di Prima, Lella Longo e Pippo Giuffrida)
Saliti per una normale escursione notammo del fumo, inesistente il giorno prima, sul lato Sud-Est del Cratere Centrale.
Ci recammo, non senza fatica, sul posto e trovammo una violenta eruzione con fratture esplosive ed effusive.
Da allora, in quel luogo, tutti i fenomeni vulcanici che si sono succeduti fino ai giorni nostri hanno contribuito a formare l’enorme Cratere di Sud-Est, diventato, ormai, il cratere più alto e più attivo dell’Etna”.

Pippo Giuffrida


20 Maggio 1978

Eruzione lato Est Cratere Centrale (Mascalucioti: Pippo Giuffrida, Franco Rapisarda, Vito Sapienza ed il caro Salvatore Di Prima, non più tra noi) – Nella prima foto (Franco R., Vito S. e Nuccio Aiello)


1979

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Chi si riconosce?
– Pippo Giuffrida.


17 agosto 1979
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Costone Valle del Bove “ Schiena dell’Asino” (Mascalucioti : Vito Sapienza, Carmelo Piccolo, Pippo Giuffrida e Salvatore Di Prima)


1 Maggio 1991.

Storica escursione di Mascalucioti – Montanari (Francesco Condorelli Caff, Michele Turelli, Nuccio Aiello, Pippo Giuffrida e Fabrizio Tropea) dalla Capanna Linguaglossa all’Osservatorio geofisico e vulcanologico dei Pizzi Deneri verso il Cratere di Nord-Est (Etna-Nord)


21 Luglio 2002

Escursione in montagna di “ Mascalucioti “ ( Nuccio Aiello, Nello Torrisi senior, Pippo Giuffrida, Nello Torrisi junior, Mario Sapienza, Pippo Pappalardo e Salvatore Torrisi ) alla scoperta del nuovo cratere di “ Pian del Lago”, apertosi il 25/7/2001 a 2550 Mt. S.l.m, poi chiamato Monte Escriva’ ( fondatore Opus Dei ).
Escursione veramente storica perché avvenuta tra l’eruzione del 2001 e l’eruzione che avverrà successivamente il 27/10/2002 e che formerà altri due coni eruttivi poi denominati Crateri Barbagallo ( dal nome della guida dell’Etna VIncenzino Barbagallo).


8 giugno 2017

Ultrasettantenni mascalucioti con la passione per la montagna (Nuccio Amantia e Mario Giuffrida), assieme ad altri amici che condividono la stessa passione, sulle salite del sentiero che porta al costone della “Schiena dell’Asino” (Etna-Sud) per ammirare, dall’alto, la Valle del Bove.


28 marzo 2018
Escursione ( di Mascalucioti) nel meraviglioso bosco di Monte Albano – Etna Ovest.


30 marzo 2018
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Stamattina una bella “Contessa del Vento”


6 aprile 2018

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“Non è raro incontrare le volpi sull’Etna”Pippo Giuffrida


13 aprile 2018
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Foto storiche

L’ERUZIONE DEL 1669 E IL TERREMOTO DEL 1693

I primi di marzo del 1669, l’Etna cominciò a tremare, e dopo numerose scosse sismiche ebbe inizio la più celebre e distruttiva eruzione etnea.

Il canonico Giuseppe Alessi in Storia critica dell’eruzione dell’Etna (1840), scrisse: “L’etnea eruzione dl 1669, ebbe luogo nel giorno 11 di Marzo. Sin dal giorno otto dello stesso mese, primo Venerdì di Quaresima, continui e fortissimi tremuoti scuotevano la terra; le case sembravano galleggianti navi su fortunoso mare….”.

Giovanni Andrea Massa in La Sicilia in prospettiva (1709), si occupò dei quegli avvenimenti: “Per quattro intieri mesi diluvii di boglienti ceneri e così dense: di arene bruciate, e così folte, di fumo, di caligini, che fattane l’aria dappertutto tenebrosa, si moltiplicavano al giorno eclissi di tenebre palpabili, e morta anche su più fitto meriggio la luce di sol che chiara era, facevasi buio di mezzanotte….un gran mare di fiamme bituminose….diramatosi in fiumi e in torrenti….elevandosi in su 50 e 60 palmi di altezza, occupavano la latitudine di tre, quattro o più miglia…. distruggendo e consumando terre e ville, tra le quali si contano, Mompileri, Misterbianco, San Pietro, Camporotondo, Torre del Grifo, Falliche, Mascalucia, La Guardia, Malpasso, Botteghelle, Galermo, S. Antonio, li Casali delli Lombardi e li Carusoti…”.

Un’altra testimonianza è fornita dal Recupero nella celeberrima opera Storia naturale e generale dell’Etna (1815): “…il terremoto cominciò la notte dell’otto Marzo 1669, alle ore tre. Andò sempre crescendo. Seguì il terremoto il giorno 9 Marzo e domenica 10 Marzo 1669. Alle ore 18 di domenica si aprì la terra e si fece una spaventosa fenditura lunga circa dodici miglia, che cominciava dal Piano di San Lio e terminava nella vetta dell’Etna”.

La prima fenditura si aprì quindi l’8 Marzo, a sud di Nicolosi, i cui abitanti, terrorizzati cercarono rifugio a Mascalucia nel quartiere delle Falliche. L’11 Marzo, verso ponente, si aprì una larghissima voragine, nel monte chiamato della Nocella, alle spalle di Mompileri. Alla mezzanotte dello stesso giorno un’altra bocca si aprì nel quartiere della Guardia di Malpasso, allagando buona parte di quella terra. La stessa notte, intorno alle due, altre bocche si aprirono più a sud. Una di queste circondò il monte di Mompileri in ogni lato e bruciò tutte le vigne, giardini e possedimenti (Mancino, 1669). Mompileri, sembrava poter essere salvata grazie all’omonimo monte che da nord la sormontava, ma “..la fiumana andò rapida ad urtare nella base settentrionale del monte. Ed invisceratosi in esso, venne…a sboccare dalla parte meridionale di detto monte….scompaginato il monte dalla veemenza e rapidità del torrente, si squarciò da per tutto anche con fenditure di un palmo….s’aprì con grandissimo trepido quasi nel centro, s’abbassò…si otturò quel canale procacciatosi da quel torrente, il quale poscia fu obbligato nel corso trasversale circondare detto monte dalla parte di oriente, e poi andare a seppellire la vicina terra di Mompileri, come successe la stessa notte” (Recupero, 1815). I mompilerini, smarriti e confusi dalla violenza e rapidità degli eventi, non misero in salvo le preziose statue della Madonna e dell’arcangelo Gabriele, che restarono sepolte all’interno della Chiesa Madre. Questa colata la cui larghezza superava le due miglia, la notte successiva, quella del martedì, prese la volta di Mascalucia (Mancino, 1669). La mattina del 13 Marzo il fiume di lava raggiunse il territorio di Mascalucia; bruciò il quartiere dei Lombardoti e lambì quello dei Marletti, continuando la sua discesa verso la zona dei Carusoti, “qui abbruciò da cento case e molte possessioni e si inviò per il casale di San Giovanni Galermo (Lombardo, 1966). Il 15 marzo la lava minacciò il quartiere dei Cantuni.Quattro giorni dopo, le fertili campagne di Torre del Grifo, a nord del paese, furono coperte dalla lava. Il 23 l’eruzione seppellì completamente i quartieri: Fallichi, Carusi e Lombardi. I mascaluciesi, memori di quanto avvenuto a Mompileri, misero in salvo la statua del loro patrono, S. Vito, e in processione la portarono a Catania, per sistemarla in cattedrale, dove nel frattempo giungevano i simulacri dei santi venerati in altre zone minacciate dalla lava (Aiello, 1996). Quei giorni furono un susseguirsi di processioni, veglie e preghiere. Il velo di S. Agata fu portato in processione per cercare di arrestare il fiume di lava. Buona parte del territorio di Mascalucia fu sepolto dalla lava e reso sterile e improduttivo (soprattuto la zona occidentale); i danni furono ingenti. Molte famiglie furono costrette ad emigrare a Catania, o nei paesi della piana (Militello e Francofonte).

Tali emigrazioni, secondo i calcoli di Domenico Aiello, causarono una riduzione demografica di circa il cinquanta per cento, passando da 1.715 ab. nel 1666 agli 875 del 1673. (I calcoli sono stati fatti consultando l’Archivio della Curia Arcivescovile di Catania).

Il 9 e l’11 gennaio 1693, sotto il governo spagnolo del viceré Uzeda, la parte sud-orientale dell’isola fu sconvolta da quattro violentissimi terremoti. La scossa dell’11 fu relativamente breve, durò, come scrissero i cronisti dell’epoca “lo spatio di un miserere”, ma fu la più rovinosa. Abbiamo poche notizie su ciò che successe a Mascalucia in quel frangente; sappiamo che il paese fu seriamente danneggiato; le chiese di S. Rocco e di S. Nicolò furono rase al suolo. La chiesa di S. Vito subì dei danni, ma restò agibile (Aiello, 1996). I morti furono 55 su una popolazione di 1.413 abitanti (Baratta, 1901).

Il diciottesimo secolo fu il periodo della ricostruzione post terremoto, e dei tre esperimenti di governo straniero che si susseguirono in Sicilia fin quasi al 1765: il governo dei Savoia, quello di Vienna, e dei Borboni di Napoli.

Mascalucia, pur nelle difficoltà legate alle carestie, epidemie, alle guerre e al non razionale sfruttamento della terra, riusciva ad avere un ruolo importante nell’area pedemontana. A Mascalucia c’erano la Corte Spirituale e quella Capitaniale. In quel periodo il paese fu scelto dai Benedettini come sede di villeggiatura. Questi risiedevano e officiavano in contrada Sant’Antonello, a sud del paese, vicino alla chiesa di S. Antonio Abate.

Si deve ai Benedettini la realizzazione della sacrestia, del coro ligneo e dei confessionali presenti all’interno della Chiesa Madre (Aiello, 1996).

di Gabriele Grimaldi

Studi e ricerche

Sul luogo e tempo in cui avvenne l’eruzione dell’Etna appellata dei Fratelli Pii e sulla costoro leggenda

NOTIZIE STORICHE DI MASCALUCIA

Sul luogo e tempo in cui avvenne l’eruzione dell’Etna appellata dei Fratelli Pii e sulla costoro leggenda

(A. Somma – 1864)

Il presente articolo è un ampio scritto del Dott. Antonino Somma, in cui egli descrive l’Eruzione dell’Etna denominata dei Fratelli Pii e la loro leggenda. Si presenta oggi, di questo erudito scritto, la sola parte dedicata al territorio del Comune di Mascalucia il quale è stato ampiamente interessato da questa eruzione.

Il Dott. Somma descrive il percorso della colata lavica dei Fratelli Pii e ne osserva un tratto lungo la “Contrada Santantuneddu” per poi proseguire verso la cosiddetta “Contrada Pampiu”. Lo stesso studioso si sofferma sul significato della derivazione del toponimo “Pampio” citando illustri studiosi del tempo.

Secondo M. Gemmellaro sarebbe frutto di un’errata congettura e l’illustre geologo ne proporrebbe la derivazione dal più corretto termine “Campopio”. Lo stesso Duca di Carcaci nei suoi scritti, infatti, descrive un tratto di colata lavica che a 6 km da Catania prenderebbe il nome di “Campo dei Fratelli Pii”.

Continuando con la descrizione, secondo il Dott. Somma il banco lavico emergerebbe anche a Nord del paese di Mascalucia, lungo le contrade della Santaspera e del Soccorso, fino al cratere da cui è stata eruttata, Mompileri.

Osserva che il cratere, la cui origine risale al periodo della colonizzazione greca, è coltivato ad alberi da frutto ed a vigneti, mentre la colata lavica scaturita dal summenzionato monte è ricoperta per tutta la sua estensione da un bosco di ulivi.

Alberto D’Agata

(CLICCA QUI SOTTO PER VEDERE LE IMMAGINI IN FORMATO PDF – elaborazione di Alberto D’Agata)
Sul luogo e tempo in cui avvenne l’eruzione dell’Etna appellata dei Fratelli Pii e sulla costoro leggenda, Stab. Tip. dell’Accademia Gioenia di C. Galatola, 1864.

Studi e ricerche