Notizie storiche di Mascalucia (A. Somma – 1840)

 

Il presente articolo è un ampio scritto del Dott. Antonino Somma, in cui egli racconta le origini del piccolo “villaggio” di Mascalucia e ne descrive i rinvenimenti archeologici.

L’erudito fa presente che il territorio di Mascalucia è costellato da rinvenimenti archeologici di età romana; gli oggetti o più comunemente gli “avanzi” come soleva indicarli il dott. Somma, furono rinvenuti dagli agricoltori durante i lavori agricoli. Tra gli oggetti recuperati abbiamo monete (in prevalenza di epoca romana), sarcofagi in terracotta, grossi recipienti per derrate alimentari (cosiddette giare), lucerne, macine in pietra lavica e pietre incise.

Lo stesso Somma descrive una lucerna romana da lui stesso conservata, su cui è impresso il volto del Dio Giove e successivamente, menziona un sarcofago romano in argilla rinvenuto nei pressi della chiesa di San Antonio abate al cimitero, all’interno del quale fu rinvenuta una gemma incisa con il simbolo del Dio della guerra Marte.

Viene menzionato anche il rinvenimento di un mosaico e di alcuni resti (mattoni circolari in argilla, doccioni in piombo) relativi a delle terme romane scoperte all’interno dei terreni del Cavaliere Bonajuto, siti in contrada Trinità.

L’area che dal dott. Somma viene indicata come la più ricca in termini di rinvenimenti archeologici è contrada Ombra, dove doveva sorgere un antico Municipio romano citato dall’Abate Amico ed in parte distrutto da recenti colate laviche. In questa zona rimangono ancora visibili i resti di un antica torre romana, ma secondo più recenti studi, invece, potrebbe trattarsi di un monumento funebre. Ai piedi del suddetto monumento è presente un’ampia cisterna coeva al periodo della torre.

Nella seconda parte dell’opera il Dott. Somma fa un sommario resoconto dei principali avvenimenti storici che hanno interessato l’abitato di Mascalucia.

Alberto D’Agata

(CLICCARE IL LINK QUI SOTTO PER APRIRE L’ARTICOLO DI A. SOMMA IN FORMATO PDF – elaborazione a cura di Giulio Pappa)

Giornale di Scienze, Letteratura ed Arti per la Sicilia, a.XVIII, vol. 72, n.216 (1840), pp.225-248.

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Fonti e documenti

Sul luogo e tempo in cui avvenne l’eruzione dell’Etna appellata dei Fratelli Pii e sulla costoro leggenda

NOTIZIE STORICHE DI MASCALUCIA

Sul luogo e tempo in cui avvenne l’eruzione dell’Etna appellata dei Fratelli Pii e sulla costoro leggenda

(A. Somma – 1864)

Il presente articolo è un ampio scritto del Dott. Antonino Somma, in cui egli descrive l’Eruzione dell’Etna denominata dei Fratelli Pii e la loro leggenda. Si presenta oggi, di questo erudito scritto, la sola parte dedicata al territorio del Comune di Mascalucia il quale è stato ampiamente interessato da questa eruzione.

Il Dott. Somma descrive il percorso della colata lavica dei Fratelli Pii e ne osserva un tratto lungo la “Contrada Santantuneddu” per poi proseguire verso la cosiddetta “Contrada Pampiu”. Lo stesso studioso si sofferma sul significato della derivazione del toponimo “Pampio” citando illustri studiosi del tempo.

Secondo M. Gemmellaro sarebbe frutto di un’errata congettura e l’illustre geologo ne proporrebbe la derivazione dal più corretto termine “Campopio”. Lo stesso Duca di Carcaci nei suoi scritti, infatti, descrive un tratto di colata lavica che a 6 km da Catania prenderebbe il nome di “Campo dei Fratelli Pii”.

Continuando con la descrizione, secondo il Dott. Somma il banco lavico emergerebbe anche a Nord del paese di Mascalucia, lungo le contrade della Santaspera e del Soccorso, fino al cratere da cui è stata eruttata, Mompileri.

Osserva che il cratere, la cui origine risale al periodo della colonizzazione greca, è coltivato ad alberi da frutto ed a vigneti, mentre la colata lavica scaturita dal summenzionato monte è ricoperta per tutta la sua estensione da un bosco di ulivi.

Alberto D’Agata

(CLICCA QUI SOTTO PER VEDERE LE IMMAGINI IN FORMATO PDF – elaborazione di Alberto D’Agata)
Sul luogo e tempo in cui avvenne l’eruzione dell’Etna appellata dei Fratelli Pii e sulla costoro leggenda, Stab. Tip. dell’Accademia Gioenia di C. Galatola, 1864.

Studi e ricerche