Parco Monte Ciraulo: il polmone verde di Mascalucia.

Questo Parco è stato fortemente voluto da tutte le Amministrazioni di Mascalucia per consentire ai propri cittadini, alle scolaresche e ai turisti di poter godere della natura e degli ambienti tipici del versante sud del vulcano. Alla sua realizzazione hanno contribuito attraverso il Por Sicilia 2000-2006, la Regione e l’Unione Europea. Il Parco è connesso funzionalmente alla Delegazione Comunale di Massannunziata dove si trova la biblioteca comunale con annesso un antico Palmento, struttura recuperata per poter ospitare manifestazioni ed eventi.

Coordinate: Longitudine 15°02’44” – Latitudine 37°35’35” 
Tempo percorso: 1h
Distanza percorso: 1,9km
Grado difficoltà: 2/10

21231768_1561695090562577_6166358573231535604_n

Il Bosco di Monte Ciraulo è tutelato dalla Regione Sicilia che in data 16 marzo 1993 ha emesso il Decreto Assessoriale n. 5685: “Vincolo di immodificabilità temporanea del Bosco di Monte Ciraulo nel territorio di Mascalucia”; ed il Decreto del 18 marzo 1997: “Proroga del vincolo di immodificabilità temporanea del Bosco di Monte Ciraulo nel Comune di Mascalucia”.

21230866_1561694973895922_5243742119728041754_nll Monte Ciraulo è un’altura nata dalla sovrapposizione di diverse colate laviche prodotte dal Monte Arso e testimonia quel che resta del Bosco Etneo, una boscaglia che caratterizzava un tempo l’intera area sud del vulcano; è una zona che offre molto dal punto di vista naturalistico ed ambientale: si tratta di un’area di circa 17 ettari ad un’altezza media di 520 metri sul livello del mare, compreso tra la strada denominata “fondo Vacca” e la strada provinciale (via Pulei) che arriva a Nicolosi e poi prosegue per la vetta del vulcano Etna..

All’interno del bosco vi sono due sentieri, che sono stati ripresi da strade già esistenti: questi sentieri attraversano il bosco facendone ammirare la ricchezza della vegetazione. All’interno del parco vi sono anche piazzole di sosta (attrezzate per fare uno spuntino)  e punti di osservazione, da dove si può osservare la flora e la fauna. La flora  essa è costituita in gran parte da specie autoctone, quest’area comprende infatti un’ampia vegetazione caratterizzata dalla presenza di alberi come l’olivastro, il leccio, il bagolaro e di piante come l’edera spinosa, nonché folti cespugli di ginestra, valeriana rossa, ciclamini ed orchidee.  Da studi approfonditi del prof.Rosario Ennio Turrisi nel Parco di Monte Ciraulo sono state individuate 315 entità afferenti alla flora spontanea, comprendente in gran parte specie terofite edemicriptofite mediterranee, tipicamente frequenti nei substrati lavici etnei. Alculnedelle specie rinvenute, quali Crambe hispanica, Chenopodium pumilio e Arabis turrta, per la loro rarità o per ragioni di conservazione rivestono particolare interesse.

21231805_1561694770562609_7847473470522671321_n

Quest’area racchiude in sé una vegetazione corrispondente al piano mediterraneo basale ed al piano sopramediterraneo caratterizzati dalla presenza di alberi quali: lazzeruolo (crataegus azzarolus), olivastro (phillyea angustifolia), rovellera (quercus pubescens), leccio (quercus ilex), bagolaro (celtis australis) ed il sommacco (rhus coriara); sono presenti anche piante come il terebinto (pistacea terebinthus), il lentisco (pistacea lentiscus), leuphobias caracias ed edera spinosa (smilax aspera). Tra gli arbusti si rinvengono folti cespugli di ginestra  (spartium iunceum), (cistus scoparius), (cistus saluifolius), valeriana rossa (centrantthus ruber) e asfodelo (asfodelus macrocarpus), sono presenti anche steli di verbasco (verbascum thapsiforme) nonché ciclamini ed orchidee.

21192200_1561695553895864_3797161042615590033_nIn questo habitat vegetale, che conserva le sue caratteristiche di naturalità grazie anche alla inesistente pressione antropica, vivono numerosi animali, dai mammiferi (coniglio selvatico, riccio), ai numerosi uccelli che nidificano nella zona come l’upupa, il cardellino, l’arvela, la capinera, l’occhiocotto, il vergellino, il rampichino ed il fanello. Il bosco di Monte Ciraulo, inoltre, è abitato da rapaci notturni come l’assiolo ed il barbagianni ed un gran numero di farfalle, a dimostrazione degli alti parametri di naturalità ancora esistenti.

Il bosco, in particolare,  presenta una elevata biodiversità sia per la flora che per la fauna, come una composizione di diversità genetica, specifica (naturale o agricolo zootecnica), ecosistemica, paesaggistica e culturale, caratteristica molto importante che lo rende degno di tutela e di gestione sostenibile.

La geomorfologia del territorio di Mascalucia, come anche di tutti i paesi che si trovano alla base dell’Etna, è influenzata dalla presenza del massiccio etneo, dalla sua costituzione, dalla sua evoluzione e dalla sua continua attività eruttiva che concorre a mutare costantemente il paesaggio.

21231281_1561696327229120_5723525369551165249_nSono proprio le colate laviche, infatti, l’elemento che maggiormente ha modellato il territorio che tuttavia non è eccessivamente accidentato, ma caratterizzato da pendii scarsamente acclivi o sub-pianeggianti; le aree di forte pendenza riguardano superfici poco estese. Le colate più importanti che hanno agito nella trasformazione di Mascalucia e di tutta l’area circostante, si sono succedute nel tempo a partire dal 252 d. C. quando la lava fuoriuscita 2 km a nord di Nicolosi raggiunse il mare di Catania colpendo Mascalucia e Tremestieri. Nel 1331 in seguito ad un’altra eruzione si aprì una nuova frattura  di 3 km in una zona che oggi segna il confine tra Mascalucia e Tremestieri. In tale occasione si formarono i Monti Arsi, a 350 m di quota tra Tremestieri e Gravina, ed il Monte Cicirello; la colata proseguì verso Est fino a raggiungere il mare.  Nel 1408 si ebbe una nuova colata che si spinse fino a Monte Ciraulo e a Mascalucia. Una cosa simile avvenne anche nel 1537, ma l’eruzione più catastrofica, accompagnata anche dal terremoto, che più di ogni altra ha trasformato completamente tutto il versante meridionale dell’Etna, fu quella del 1669 in seguito alla quale furono distrutti Nicolosi, Mascalucia, Mompileri, Misterbianco, Pedara, Gravina, Trecastagni, San Pietro Clarenza, Camporotondo e Catania.

di Maria Grazia Sapienza Pesce

foto di Maria Regina Betti

FONTI:

Maria Grazia Sapienza Pesce Vito Bruno: – Mascalucia, Tradizioni, cultura e “Comu u sannu sentiri a chistu? ” Soprannomi o nomignoli. – Mascalucia, 2006.

Studi e ricerche