
Nutro profonda stima nei confronti di Carlo Lucarelli che considero uno dei massimi divulgatori del noir italiano. L’articoletto postato su Il Venerdì di Repubblica del 25 ottobre del 2024 ha il merito di catturare l’attenzione del lettore con uno stile vivido e appassionante, degno di un racconto noir, e dimostra una notevole abilità narrativa nel trasportarci nell’atmosfera di mistero che avvolge il caso della “Decapitata del Lago”. Tuttavia, nell’intento di costruire un quadro avvincente, ho riscontrato alcune inesattezze che è utile segnalare per una maggiore aderenza ai fatti.
1. I testimoni del ritrovamento: Non si trattava di un “unico giovane che passeggiava lungo il lago”, come riportato, ma di due giovani che avevano affittato un barchino. Questo dettaglio non solo corregge la dinamica dell’episodio, ma evidenzia anche l’importanza del contesto in cui è avvenuta la scoperta.
2. Aspetto della vittima: È suggestivo immaginare che il corpo potesse rivelare una bellezza passata, ma dall’esame dei poveri resti non era possibile stabilire con certezza se la donna fosse bella o meno, anche perché il corpo era orribilmente devastato. Questo tipo di deduzione, pur intrigante sul piano narrativo, rischia di aggiungere un elemento romanzato a un caso che merita di essere affrontato con rigore.
3. Il ruolo del commissario Dosi: L’attribuzione di un ruolo nel caso al commissario Giuseppe Dosi, figura storicamente rilevante e legata a vicende altrettanto affascinanti, sembra essere frutto di un errore. Il commissario Dosi non è stato coinvolto nelle indagini sulla “Decapitata di Castelgandolfo”, perché non esiste alcuna documentazione che ho vagliato, all’atto della scrittura, che nomini Dosi come protagonista anche marginale della vicenda. È più probabile che Lucarelli abbia confuso il suo nome con quello del dottor Macera, che era l’incaricato all’epoca. Questa svista, pur comprensibile, potrebbe creare un’immagine distorta del contesto investigativo. Ma, senza voler peccare di presunzione, potrebbe anche darsi che il Lucarelli, proprio per il prestigio di cui gode, abbia avuto accesso a fonti documentali a me inaccessibili, proponendo il nome di Dosi, quale investigatore incaricato. E’ appurato che il Dosi fosse ancora in attività nel 1955 (andrà in pensione solo nel 1956!), ma che sia stato uno dei protagonisti, davvero no!
In definitiva, anche l’articolo di Lucarelli nulla aggiunge o toglie all’intera vicenda e alla narrazione da me ricostruita nel libro “Io sono Antonietta-Cronaca di un delitto, Algra Editore 2022)
Giuseppe Reina
Editor Mascalucia DOC AC