“La verità … ” il Segretario sorrise. “Quid est veritas? lo chiedeva Ponzio Pilato nei Vangeli. Voi sapreste rispondere? No, non sforzatevi, ve lo svelo io: la verità siamo noi. E’ l’autorità a decidere cosa sia vero e cosa no. I fatti non contano, sono sempre relativi, opinabili. Ecco perché al popolo noi forniamo risposte pronte e semplici, senza che a loro sia necessario pensare. I pensieri, se lasciati liberi, possono diventare incontrollabili e noi non vogliamo che accada”.
E bravi, davvero bravi, bravissimi Giuseppe Reina e Riccardo Renda. “Nero come il silenzio”, il loro recente romanzo a quattro mani (297 pagine, Algra editore, presentazione di Francesca Calì), noir inquietante ma anche campione d’ironia, non è soltanto avvincente, scorrevole, di ottima e curatissima scrittura, insomma proprio bello a leggersi, ma credo possa anche essere una sorta di prototipo del giallo tanto nero “marca etnea”, per ambientazione, tipologia e tratto disincantato dei personaggi, linguaggio e atmosfera un po’ camilleriana ma in salsa preparata sotto il vulcano. Appassionante e adeguatamente “inturciuniato” fino all’ultimo, dunque, ma anche spesso divertente al punto da strapparmi varie risate in corso di lettura.
Della trama, pensata sulla base di una terribile storia vera di sangue accaduta a Mascalucia nel 1928 e dei personaggi vari – i grandi protagonisti sono il brigadiere dei carabinieri Peppe Reina, nomen omen, e la deliziosa appuntata Sara – , com’è ovvio non spoilero nulla. Se non la citazione iniziale, pronunciata nell’ambito di un dialogo di epoca fascista, di tristissima attualità e valore universale.
Dunque tutto da leggere e da godere quest’ottimo “Nero come il silenzio”. Ma non posso concludere, facendo i miei complimenti di vero cuore agli autori e ancora una volta al loro e mio editore Alfio Grasso, sempre attentissimo ai testi davvero interessanti, senza fare loro una domanda precisa, che da quando ho chiuso il libro è una grande curiosità e dare un mio modesto consiglio: 1) le quattro mani che hanno scritto il libro, come si sono divise il lavoro? Quali hanno scritto alcune cose e quali altre cose? Per la mia anima di vecchio giornalista e avido lettore, sarebbe estremamente interessante saperlo, anche se in molte pagine mi sono già fatto un’idea; 2) caro Giuseppe e caro Riccardo, dopo avervi letto con tanta attenzione credo possiate mettere su con successo un’agenzia investigativa. Se mi fate un fischio, sono pronto a quest’avventura con voi.