Approfondimenti - Maggio 22, 2024

IL RESTAURO DEL SIMULACRO DI SAN MICHELE ARCANGELO.

LA STATUA RIACQUISTA LA DIGNITA’ ARTISTICA CHE MERITA. San Michele arcangelo,1654, legno scolpito, dipinto e dorato, cm 170 (h); aureola, bilancia e spada in metallo e argento sbalzato; manto in raso di seta cremisi con applicazioni in laminetta e filo dorati. Sopravvissuta all’eruzione che sconvolse i centri pedemontani e la stessa Catania nel 1669, la […]
Di mascaluciadoc@virgilio.it

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LA STATUA RIACQUISTA LA DIGNITA’ ARTISTICA CHE MERITA.

San Michele arcangelo,1654, legno scolpito, dipinto e dorato, cm 170 (h); aureola, bilancia e spada in metallo e argento sbalzato; manto in raso di seta cremisi con applicazioni in laminetta e filo dorati.

Sopravvissuta all’eruzione che sconvolse i centri pedemontani e la stessa Catania nel 1669, la statua seicentesca di San Michele arcangelo è stata oggetto tra il febbraio e il giugno scorso di un restauro finanziato dall’Assessorato ai Beni Culturali e all’Identità Siciliana, sotto la direzione della Sopraintendenza per i Beni Culturali e Ambientali di Catania ed eseguito dalla restauratrice Roberta Ventimiglia di Monteforte. L’intervento è stato mirato al recupero della storicità del manufatto, evidentemente nascosta da grossolani e invasivi rifacimenti che ne pregiudicavano la lettura.

In origine l’opera si trovava in una chiesa dedicata all’arcangelo situata nel territorio compreso tra l’attuale Santuario della Madonna della Sciara di Mompilieri e la chiesa di   Maria SS. Annunziata eretta dopo i nefasti eventi naturali nel borgo che ne prese il nome e dove oggi è custodita. In uno scritto della fine del XIX secolo, il sacerdote Giuseppe Lombardo ricostruisce le vicende che la interessarono durante l’eruzione: come le opere gaginesche del Santuario, la Madonna con Bambino recentemente restaurata e il gruppo dell’Annunciazione, anche la nostra fu protagonista di un tentativo di salvataggio che andò certamente a buon fine anche se non la preservò del tutto dai danni. Il fuoco e il possente fronte lavico la risparmiarono, ma forse gli agenti atmosferici ai quali venne sottoposta in quell’occasione, ne deteriorarono profondamente la policromia che la rivestiva. Il restauro ha difatti verificato che, sotto più strati di scadenti e recenti ridipinture, non erano rimasti che rari lacerti dell’antica argentatura della preziosa armatura e gran parte della delicata cromia del volto e dei capelli.

Prendendo spunto da queste importanti testimonianze, l’intervento è andato a riconfigurare l’aspetto originario della scultura conferendo al magnifico brano dell’armatura che copre internamente il personaggio, quell’armonia tipica della statuaria seicentesca siciliana che per lungo tempo adottò le proporzioni minute ed equilibrate della cultura figurativa post rinascimentale. Oggi si possono finalmente ammirare le decorose movenze del nostro arcangelo che, col contegno e la dignità di un principe guerriero, celebra pacatamente la sua vittoria sul male: la posa in perfetto equilibrio sul domato demonio, il chiasmo degli arti con il braccio destro a brandire gentilmente la spada mentre la gamba sinistra, senza il pur minimo sforzo, si piega per schiacciare il busto della creatura diabolica e, in contraltare, la gamba destra che regge tutto il peso del corpo mentre il braccio sinistro tiene la bilancia, lo sguardo perso nella lontananza dei pensieri contemplativi che lascia intuire la consapevolezza della sua azione di salvataggio dell’umanità seppur congiunta a un riguardoso distacco dagli stessi uomini, ogni cosa insomma conferma l’attribuzione dell’opera a un, seppur ancora anonimo, apprezzabile intagliatore siciliano del XVII secolo appartenente alla migliore scuola dell’Italia meridionale. Il San Micheleentra così a buon diritto nel patrimonio della scultura lignea policroma che tra il XV e il XVII secolo, tra le resistenze della cultura tardo manierata e il primissimo avanzarsi di quella barocca, raggiunse in una Sicilia inserita nel circuito artistico del Mediterraneo, il massimo della sua espressione.

Il rinvenimento di questa perfetta armonia e di questo squisito decoro non è stata la sola importante rivelazione: sin dall’avvio dei lavori, grazie a una felice intuizione di padre Alfio Privitera, erano emerse infatti delle incongruenze nel basamento dell’opera, incongruenze che portavano a pensare che la “montagnola” dorata sulla quale si ergeva con precario equilibrio l’arcangelo, celasse in realtà una sagoma molto diversa. Congiuntamente, direzione lavori, restauratrice e proprietà del bene, hanno deciso di eliminare totalmente questa copertura realizzata in materiale vario (stoffa, carta, cartone) sin a riportare alla luce la figura di un demonio che, per ragioni ancora incerte, era stata completamente nascosta e in parte mutilata. Alla figura supina sotto i piedi di San Michele erano stati infatti tagliati gli zoccoli, gli avambracci e la porzione sommitale della testa, ma era stato mantenuto lo strato pittorico originario, un marrone scuro per il corpo acceso da toni rossi per alcuni tratti del viso. L’intervento ha quindi consentito di recuperare la configurazione iconografica originaria del gruppo statuario che vuole l’immagine dell’arcangelo vittoriosa sul demonio atterrato.

Alla raffinata fattura della scultura fanno eco, infine, altrettanto fini attributi: la bilancia, la spada e l’aureola in argento con i punzoni del consolato catanese, e il manto in seta cremisi arricchita da eccellenti ricami in laminetta, filo e paillette dorate, opere tutte del XVIII secolo di buone manifatture locali.

La statua del San Michele, mantenendo la storicità dei suoi quasi quattro secoli di vita, riacquista la dignità artistica che merita un oggetto di culto così importante per la collettività riconsegnato oggi non solo alla comunità scientifica, ma ai fedeli e a tutti i visitatori.

di Roberta Carchiolo

Sopraintendente per i Beni Culturali e Ambientali di Catania, arch. Irene Donatella Aprile

RUP, Dir. U.O.2 Dott. Franco La Fico Guzzo

Direttore lavori, F.d. dott.ssa Roberta Carchiolo

Collaborazione alla direzione lavori, i.d. dott.ssa Carmela Di Blasi, e.c. ing. Paolo Comito, i.d. Grazia Livoti

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SCHEDA TECNICA DEL RESTAURO DELLA STATUA LIGNEA RAFFIGURANTE SAN MICHELE ARCANGELO

OGGETTO: Scultura lignea dipinta e dorata

MATERIA E TECNICA: Legno intagliato, dipinto e dorato

SOGGETTO: San Michele Arcangelo

UBICAZIONE: Chiesa di Maria SS. Annunziata di Massannunziata (Mascalucia) Catania

SECOLO: XVII

AUTORE: Anonimo

MISURE: cm 200x100x150

INTERVENTO DI RESTAURO: Febbraio-Giugno 2023

STATO DI CONSERVAZIONE

Lo stato di conservazione che ha preceduto l’intervento di restauro, poteva considerarsi precario dal punto di vista strutturale; infatti, la base della statua era inchiodata ad un basamento, formato da una struttura lignea settecentesca, e mostrava una grave instabilità. La base originaria del San Michele, notevolmente interessata da un grave attacco di insetti xilofagi, in un intervento passato, era stata modificata eliminando importanti porzioni lignee (gambe, braccia e parte della testa del diavolo), compromettendo così, l’originale lettura iconografica. Il braccio e due dita delle mani avevano subito un intervento di incollaggio. Oltre ad uno spesso strato di sporcizia e depositi di materiale atmosferico, riscontrabili visibilmente su tutta la superficie del manufatto, l’intero manufatto appariva fortemente alterato nei toni cromatici da spesse sovrammissioni di colore e argentata con porporina; operazioni estetiche riconducibili a precedenti interventi.

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Inizialmente, il principale obiettivo dell’intervento di restauro è stato quello di assicurare la stabilità strutturale della statua al suo supporto, mediante l’inserimento di nuove assi e importanti viti in acciaio alla base originale, precedentemente trattata con antitarlo e riconsolidata

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Si è dunque provveduto ad attuare una più approfondita operazione di “prefissaggio”, già precedentemente effettuata nelle zone più compromesse, atta a ripristinare le parti decoese e la cui estensione era limitata a zone circoscritte.

Successivamente si è proceduto alla disinfestazione del manufatto sigillando questo in fogli di polietilene e antitarlo (Per- Xil 10). Il trattamento antitarlo ha consentito di eliminare eventuali attacchi xilofagi in atto e di prevenirne futuri. Un secondo obiettivo è stato quello di restituire all’opera una leggibilità estetica, il più fedele possibile a quella originale, rimuovendo le numerose manomissioni cromatiche e stabilire un suo equilibrio cromatico. Previa realizzazione di tasselli di pulitura, per meglio identificare la metodologia più adeguata, è stata eseguita un’accurata pulizia della pellicola pittorica; in questa fase, si è scoperto che dello strato originale seicentesco del Santo, non rimaneva che solo qualche frammento insignificante d’argento. Si può presupporre che la statua abbia subito un intervento di recupero nel Settecento asportandone lo strato originario. La fase di pulitura quindi, se è concentrata sul recupero di quest’ultimo. L’asportazione dell’ostinato strato di ridipintura e stata eseguita sia tramite l’utilizzo di una soluzione chimica,sia principalmente attraverso l’azione meccanica del bisturi.

Anche le alihanno subito il medesimo trattamento della statua. Una volta completata la fase di pulitura è stata reinserita la testa del diavolo e le varie parti delle dita staccate del Santo. Si è proceduti alla fase di staccatura con gesso e colla animale. Il restauro estetico ha concluso l’intervento di restauro della statua. Sono state applicate foglie d’argento nelle parti che presentavano l’argentatura e successivamente la meccatura nelle parti da dorare mentre, colori a vernice per restauro, sono stati usati per tutte le altre parti del manufatto. Uno strato protettivo è stato applicato su tutto il manufatto ligneo.

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ARGENTI

gli elementi in argento quali la bilancia, l’elsa e l’aureola sono puliti dall’ossidazione. All’Aureola è stata sostituita la sigillatura in stagno che fissava alcune parti staccate con argento ed inoltre sono stati inseriti, sempre in argento tre raggi nuovi.

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Di Roberta Ventimiglia

Assessorato Beni Culturali e dell’identità Siciliana.

Servizio Sopraintendenza BB.CC.AA – S13 CATANIA

INTERVENTO DI RESTAURO CONSERVATIVO MANTO DELLA STATUA DI SAN MICHELE ARCANGELO MASSANNUNZIATA (CT)

DESCRIZIONE

Manto in gros de tour di seta rosso con ricami in filati metallici dorati realizzati a punto teso. Il manto, di grandi dimensioni (circa 230×130 cm) è composto da due teli assemblati.                                                                    Il ricamo è realizzato per l’80% su tutta la superficie del manto; presentano un motivo naturalistico floreale rappresentanti 28 fiori e una frangia perimetrale.

STATO DI CONSERVAZIONE

Il manufatto si presenta in cattivo stato di conservazione per il tessuto di fondo, specialmente negli angoli del manto e cattivo stato di conservazione per il ricamo. Un deposito coerente caratterizza tutta la superficie e, in particolar modo, i ricami la cui brillantezza viene meno.                                               Il tessuto di fondo si presenta sgualcito e ricco di pieghe; numerose gore e puntuali macchie lo caratterizzano.                                                                                                                                                                 In corrispondenza degli angoli e di alcuni fiori, sono presenti numerose lacerazioni e tagli, in pessimo stato di conservazione. La confezione perimetrale si presenta in alcune zone scucita mentre in altre si notanodei punti di rammendo non idonei.Il ricamo è caratterizzato da diffuse slegature e puntuali lacune. La frangia perimetrale si presenta spettinata. Parte dei filati metallici del ricamo mancano o sono sollevati

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INTERVENTO DI RESTAURO CONSERVATIVO

L’intervento di restauro conservativo è stato svolto secondo i moderni principi di restauro: operazioni di minimo intervento distinguibili e reversibili effettuate con materiali compatibili. Esso, secondo la volontà della committenza, alla finalità di permettere l’estensione del manufatto che deve, pertanto, sostenere le sollecitazioni meccaniche della sospensione sulla struttura di sostegno.Ha previsto una fase preliminare di documentazione fotografica: il manufatto è stato fotografato in piano, fronte retro nella sua interezza, nei particolari della confezione e dei degradi che caratterizzano il suo stato di conservazione.                                                                                          Ampia la fase di pulitura del manufatto, effettuata sul fronte e sul retro. Dapprima è stata effettuata una pulitura per via fisica eseguita tramite aspirazione, al fine di rimuovere il deposito superficiale presente sull’opera; essa è stata preceduta dai test di pulitura, che hanno permesso di stabilire il tempo di aspirazione di un tassello e la potenza di aspirazione idonea. La macroaspirazioneè stata eseguita interponendo una rete al tessuto, cosìda evitare sfregamenti e proteggere lo stesso; nelle zone meno accessibili tramite beccucci piccoli protetti da tulle.

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Il consolidamento è stata la fase più lunga e delicata dell’intervento di restauro. È stato effettuato interamente a cucito. Risulta quindi, completamente compatibile ereversibile.

INTERVENTO

Sulla base della disposizione e della quantità delle lacune e delle lacerazioni presenti sul tessuto di fondo in Gros de Tours colore rosso, si è deciso di inserire, ove possibile, supporti locali con la funzione di sostenere le tensioni meccaniche a cui il manto andrà incontro in fase di sospensione e riutilizzo. Per tali motivi è stato scelto un tessuto resistente come una tela di seta rossa. Esso è stato posizionato e fissato con piccole filze perpendicolari con filato in poliestere in tinta fermato con ago curvo e filati in poliestere Gutermann.

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L’operazione del consolidamento dei filati metallici slegati consiste nel riposizionamento in sede dei filati slegati e nel consolidamento a cucito degli stessi, così da ripristinare il modulo del ricamo e permettere la sua leggibilità.                                                                                                             Durante l’intervento sono stati rimossi elementi trovati nel manufatto, come una spilla da balia e pezzi di fil di ferro

NOTE DI CONSERVAZIONE

Si raccomanda delicatezza nel maneggiare un’operadi tale pregio, soprattutto in fase di montaggio e di esposizione e si raccomanda altresì di non esporre l’opera in condizioni avverse, proteggendolo sempre dai raggi UV e fonti di calore troppo aggressive che comprometterebbero irrimediabilmente lo stato conservativo del manufatto.

RELAZIONE FINALE

Di Roberta Ventimiglia

Assessorato Beni Culturali e dell’identità Siciliana.

Servizio Sopraintendenza BB.CC.AA – S13 CATANIA

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