Approfondimenti - Marzo 20, 2020

Lettera agli insegnanti

Cari insegnanti, a nome di tutti i genitori vogliamo ringraziarvi per il lavoro che state facendo. Il mondo intero ha applaudito la maniera in cui la scuola italiana ha reagito all’emergenza Coronavirus. Per alcuni di voi è stato facile perché avevate dimestichezza con le tecniche informatiche ma per altri è stato un fulmine a ciel […]
Di Francesca Calí

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Cari insegnanti,

a nome di tutti i genitori vogliamo ringraziarvi per il lavoro che state facendo. Il mondo intero ha applaudito la maniera in cui la scuola italiana ha reagito all’emergenza Coronavirus.

Per alcuni di voi è stato facile perché avevate dimestichezza con le tecniche informatiche ma per altri è stato un fulmine a ciel sereno. È vero, il nostro Ministero ha predisposto dei corsi on line ma se fra voi c’è chi non sa neanche accendere il pc, diventa problematico. Però, non vi siete persi d’animo e allora, vai con foto e video su whatsapp, quello stesso whatsapp che finora avevate utilizzato solo per guardare le foto dei vostri nipotini.

Perché noi italiani siamo così, di necessità facciamo virtù.

È tanto l’entusiasmo che vi sta contraddistinguendo ma ci vuole un ALT. Fermatevi un attimo, rallentiamo. Fatelo per i nostri/vostri ragazzi. Fatelo per i genitori.

Anche noi ci siamo dovuti catapultare in un mondo nuovo e anche quei ragazzi che di solito studiano da soli, oggi hanno bisogno del nostro aiuto.

E non è facile.

C’è chi deve lavorare nonostante tutto e non ha il tempo, ci sono bambini e ragazzi che stanno vivendo con i nonni che non possono dargli aiuto, ci sono famiglie già in grave difficoltà economica e non hanno la testa per dedicarsi a tutto questo. Per non parlare di chi non ha in casa un pc o una stampante.

E poi ci sono loro. Gli studenti. Bambini o adolescenti che stanno stanno vivendo un momento difficile.

Rimangono giornate intere chiusi nelle loro camere davanti a qualsiasi tipo di dispositivo che li metta in contatto col mondo esterno, senza neanche la voglia di levarsi il pigiama.

Quanto li abbiamo odiati questi dispositivi che oggi sono invece la salvezza dei nostri ragazzi?

E i bimbi più piccoli? Quelli della scuola primaria per intenderci? I più fortunati hanno un giardino o un terrazzo dove poter prendere a calci un pallone ma la maggior parte rimane recluso fra 4 mura domestiche o al massimo un balcone.

I nostri giovani stanno vivendo un momento psicologicamente molto frustante.

E allora, viviamo tutti questa situazione con più tranquillità e fate sì che le aule virtuali diventino un momento di aggregazione e sfogo per gli studenti.

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Anna Bellamacina

Mi associo al messaggio.

20 Marzo 2020 alle 22:50