Dell’Ing. Mauro Rapisarda
Come in molti altri paesi etnei, anche a Mascalucia è sempre stata viva la devozione per la vergine e martire catanese Agata. Traccia di ciò è la bellissima raffigurazione di Sant’Agata presente all’interno della
Chiesa di Santa Maria della Pietà, conosciuta anche come Santa Maria in Sabato. Situata in via Etnea all’ingresso del paese, al confine con Gravina, questa piccola chiesa della prima metà del XVII secolo accoglieva i pellegrini dei paesi limitrofi. Tradizionalmente i fedeli vi si recavano ogni primo sabato del mese per recitare il santo rosario e partecipare alla celebrazione eucaristica.
All’interno della chiesa si possono ammirare il soffitto ornato di stucchi e l’altare centrale in legno il quale,
riccamente decorato in oro, è collocato in una nicchia decorata. Gli affreschi rappresentano al centro la scena della Pietà, con Gesù deposto dalla croce tra le braccia di Maria; a sinistra della nicchia si trova l’immagine di Sant’Agata avvolta nel suo velo rosso, il flammeum, con l’Etna sullo sfondo; a destra è raffigurata Santa Sofia, con sullo sfondo una chiesetta di campagna che potrebbe essere identificata con la stessa chiesa di Santa Maria della pietà o con quella di Sant’Antonio Abate, situata all’interno del cimitero di Mascalucia.


Il legame tra Mascalucia ed Agata si è di sicuro rinsaldato nel 1669, quando nella notte tra martedì 12 marzo e il mercoledì successivo una colata lavica invase il territorio di Mascalucia. Carlo Mancino, nella sua opera Narrativa del fuoco uscito dal Mongibello, descrive così l’evento catastrofico: “Questa fiamma… la notte del martedì prese la volta per la Mascalcia, terra del Signor Principe di Leonforte, grande e ricca, devastando molte possessioni, vigne e giardini di fronda, bruciando un quartiere chiamato li Lombardoti […]”, oggi quartiere Marretti. Secondo lo storico catanese Giuseppe Recupero, il fronte lavico raggiunse un’ampiezza di due miglia, accumulandosi nel quartiere dei Lombardoti: “S’eresse l’altare nel piano de’ Santi Filippo e Giacomo, vicino al quartiere de Lombardoti, al rimpetto del fuoco […]”. Durante l’eruzione, si celebrò una messa e, con il velo di Sant’Agata, fu fatto il segno della croce in direzione del fuoco. E ancora come riportato dal Mancino:
“[…] Si fermò l’orribile fiamma, che era di altezza più di canne quattro d’accatastato bitume, e voltata
faccia, fece altra strada.”. La colata lavica, ormai diretta verso Catania, continuò a scorrere attraverso
il territorio di Mascalucia senza causare ulteriori danni. Agata, il cui nome significa “la buona”, volle
dunque proteggere Mascalucia dal fuoco distruttore e ancora oggi i mascalucioti la invocano perché
li liberi dai pericoli: Tu che splendi in paradiso coronata di vittoria, o Sant’Agata la gloria, per noi
prega di lassù.
