Storia - Marzo 8, 2021

Giovanna, la donna che diventò Papa

di Daniela Tania Linguanti LA PAPESSA GIOVANNATanti sono i libri dedicati alle grandi donne del passato, siano essi saggi o biografie. Di fiction, poi, ne esistono centinaia, se non migliaia, a testimonianza del fatto che, nonostante il passo leggero, nonostante questo loro essere adombrate, dimenticate, sottovalutate, spesso condannate, le donne hanno da sempre dato il […]
Di mascaluciadoc@virgilio.it

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di Daniela Tania Linguanti

LA PAPESSA GIOVANNA
Tanti sono i libri dedicati alle grandi donne del passato, siano essi saggi o biografie. Di fiction, poi, ne esistono centinaia, se non migliaia, a testimonianza del fatto che, nonostante il passo leggero, nonostante questo loro essere adombrate, dimenticate, sottovalutate, spesso condannate, le donne hanno da sempre dato il loro contributo, in qualunque campo, anche in quello religioso.

È stata una piacevole scoperta, a tal proposito, leggere la storia della papessa Giovanna contenuta, insieme ad altre trentadue storie di donne, nel libro LE MAGNIFICHE, scritto da Daniela Musini. Ma è davvero esistita una papessa? Per ovvi motivi la Chiesa ne ha sempre negato l’esistenza, sostenendone l’aspetto leggendario. Di contro i luterani, dal XVI secolo, appoggiarono fortemente la tesi di un papa donna nella storia della Chiesa.

Che si tratti di finzione o di realtà, il fatto che tuttora se ne parli ha di certo una sua rilevanza. Anche Petrarca e Boccaccio dedicarono alla papessa pagine dei loro scritti, così come ne parlano le numerose cronache redatte dal 1200. Giovanna visse nel IX secolo. Era inglese, ma nata a Magonza da padre monaco, seguace di Giovanni Scoto Eurigena, e da Jutha, un’allevatrice di oche.

Animata sin da piccola da una profonda fede, Giovanna consacrò la sua vita allo studio delle Sacre Scritture e di testi di teologia. Rimasta presto orfana venne accolta nel convento di Musbach dove, oltre agli studi, svolse il ruolo di copista amanuense. Non fu difficile per lei dissimulare la propria femminilità, complici un corpo poco formoso, i capelli corti e una mascolina resistenza alla fatica. Poi, un giorno, nel convento arrivò il monaco Geremia, anche lui amanuense. Fra i due sbocciò l’amore. Insieme fuggirono da Musbach per rifugiarsi prima ad Atene e poi a Roma. Qui, però, Geremia abbandonò Giovanna che, con ancora più fervore e tenacia, si dedicò allo studio. Con il nome di Johannes Anglicus continuò ad indossare abiti maschili. Frequentò alti ambienti clericali, svolgendo l’attività di predicatore e distinguendosi per le sue capacità, tant’è che alla morte di papa Leone IV, nell’855, venne eletta con il nome di Giovanni VIII. La sua elezione, però, sarebbe avvenuta il 17 luglio 853 e la durata del suo pontificato sarebbe stata di due anni, sette mesi e quattro giorni. Pontificato bruscamente interrotto da un tragico evento. A quanto pare, infatti, Giovanna in attesa di un bambino, era riuscita a nascondere il proprio stato sotto gli ampi abiti pontificali, ma durante una processione, nella Pasqua dell’855, il cavallo su cui viaggiava s’impennò, a causa della calca di gente. Giovanna cadde. L’urto non fece che accelerare il parto, avvenuto in pubblica piazza, fra lo sconcerto degli astanti e dei membri del clero. Giovanna e il bambino vennero lapidati e il corpo della scandalosa madre trascinato per le strade di Roma. Così, avvenne che da quel momento, dopo Giovanna-Giovanni VIII, per evitare ulteriori femminine intrusioni nel soglio pontificio, il successore Benedetto III fece installare nella Basilica di San Giovanni in Laterano una sedia in porfido provvista di un foro sulla seduta. Su quella sedia doveva prendere posto il neoeletto pontefice che avrebbe dovuto superare una importante quanto rivelante prova: due diaconi, dalla parte sottostante del foro, ne avrebbero tastato le “vergogne“. Se l’esito fosse stato positivo i diaconi avrebbero urlato ai clerici presenti: VIRGAM ET TESTICULOS HABET, ET BENE PENDENTES! E con sollievo questi avrebbero risposto: DEO GRATIAS!

Questa è la storia della papessa Giovanna, tanto triste quanto esemplare, poiché ci insegna una cosa importante, che nulla può fermare la tenacia, la determinazione, la caparbietà di una donna che altro non chiede se non essere se stessa. Una donna che abbatte i più ostici muri pur di avere un proprio legittimo posto nel mondo, pur di avere voce, e di farla sentire.
Daniela Tania Linguanti

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