Storia - Febbraio 11, 2021

L’Unità d’Italia a Mascalucia: ritrovato importante documento post-unitario

REVISIONISMO STORICO di Giuseppe Alario Spadaro. Questura della Città e Circondario di Catania n.637 Al Sig. Delegato del mandamento di Mascalcia  Catania 22 marzo 1862 Sarà compiacente il Signor Delegato di Mascalcia far conoscere colla possibile sollecitudine la condotta politica e morale di Giuseppe Marletta figlio del fu Vito, la sua età, se celibe o […]
Di Francesca Calí

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REVISIONISMO STORICO

di Giuseppe Alario Spadaro.

Questura della Città e Circondario di Catania

n.637

Al

Sig. Delegato del mandamento di Mascalcia 

Catania 22 marzo 1862

Sarà compiacente il Signor Delegato di Mascalcia far conoscere colla possibile sollecitudine la condotta politica e morale di Giuseppe Marletta figlio del fu Vito, la sua età, se celibe o ammogliato, la sua capacità ed attitudine, e se abbia impugnato le armi nel 1837 al 1860 in favore della causa della Libertà. Nel ringraziarla con anticipo, lo scrivente si attende pronto e coscenzioso riscontro.

Per il questore

L’ispettore di sezione

B. Abate

Interessante documento post-unitario in mio possesso che mi porta ad una riflessione. Ieri bastava un documento come questo che la storiografia ufficiale avrebbe affermato che la questura di Catania era alla ricerca del sig. Marletta Giuseppe di Mascalucia per proporlo ad un encomio o ad una medaglia per aver combattuto “in favore della causa della libertà”, da premettere che i mascaluciesi parteciparono attivamente ai moti del 1837, 1848 e 1860 vedi Matteo Consoli, il barone Gaspare Rapisardi, Martino Speciale. Oggi invece potremmo pensare che la richiesta dell’ispettore fu pretestuosa. L’informativa richiesta dall’Ispettore di sezione al Delegato del mandamento di Mascalucia per il sig. Giuseppe Marletta serviva ad accertare l’età e l’abilità alle armi di quest’ultimo, in modo da trasmetterli agli organi competenti del neonato Regno d’Italia per l’arruolamento alla leva obbligatoria. Necessitavano uomini sia per la difesa che per il compimento dell’Unità d’Italia. A partire dal 1861 i bandi sul servizio di leva vennero sostituiti con decreti-legge che peggiorarono le condizioni di vita del popolo meridionale non abituato al servizio militare creando quindi una situazione insostenibile sfociata poi anche nel famoso “brigantaggio”.

Chiamata alle armi del 1860

I decreti-legge obbligavano tutti i figli maschi della nostra Terra a prestare il servizio di leva e spesso mandati al nord a combattere (si programmava in quel periodo l’annessione del Veneto al Regno d’Italia avvenuta nel 1866). La legge piemontese quindi distruggeva le famiglie del sud e la loro economia soprattutto quella dei contadini dove l’unica risorsa di sostentamento era data dalla forza lavoro dei propri figli. Prima dello sbarco dei Mille, in Sicilia e in tutto il Regno delle due Sicilie la legge borbonica sulla leva era mite e accomodante. La Sicilia addirittura ne era esente. Per avere un’idea di come venivano trattati dall’esercito piemontese i coscritti siciliani, basta leggere, per farsi un’idea, il diario di Elisee Reclus geografo e viaggiatore francese che scrisse sul suo diario di viaggio fatto in Sicilia nel 1865 questa annotazione:

 “Onde vedere più comodamente le case di Agosta (Augusta – Sr), mi diressi verso la prora, ma ben presto questa parte del bastimento fu ingombra da passeggieri, che sotto buona scorta, venivano dalla cittadella. Erano coscritti, poveri contadini mal vestiti, che per la maggior parte sembravano tristi, abbattuti e spauriti come bestie selvatiche, prese di recente a laccio. Sulla spiaggia, donne, fanciulli e vecchi facevano segni di saluto, torcevansi le braccia, mandavano grida di disperazione, inviavano raccomandazioni supreme a questi fratelli, a questi figli che loro strappava la terribile coscrizione, fino a questo punto sconosciuta in Sicilia. Quanto ai giovani soldati condannati ad un servizio che per essi era deportazione, non tentavano punto di fare di necessità virtù; non s’erano decorati di coccarde e di nastri e non cantavano a squarciagola strofe patriottiche come fanno i coscritti nei paesi dove il soldato sa di andare a servire la patria; ma chinati sul parapetto del bastimento sforzavansi discernere ancora i volti dei loro cari rimasti sulla spiaggia, e che ad ogni volger di ruote del piroscafo diventavano sempre più indistinti. Volevano trattenere il suolo natale che si allontanava e più d’uno aveva le lacrime agli occhi vedendo aumentarsi lo spazio che li separava dalla patria.”

Elisee Reclus, storico ed anarchico

Ancora oggi la storiografia ufficiale non parla adeguatamente e racconta una storia del Risorgimento Italiano fatta di gesta eroiche e trionfi militari nonostante i numerosi studi e documenti dalla comprovata veridicità che stanno emergendo in questi anni, secondo cui l’Unità d’Italia, è stato un processo storico e politico lungo e doloroso consistente in anni di violenze, eccidi di massa, deportazioni e torture per tutto il Sud Italia.

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