Ci sarebbe davvero tanto da raccontare su queste foto, ma cercherò di essere breve.
Era il 1980, Circolo Bob Kennedy, Mascalucia.
Padre Nicola era ancora tra noi, energico e pieno di idee. Il Circolo viveva il suo periodo di massimo splendore.
Lui aveva preso un campetto polveroso di calcio, adiacente alla sagrestia e lo aveva trasformato in una sala accogliente, con tanto di palcoscenico, pensata per essere un punto di incontro dei giovani del paese. Un oratorio, insomma. Oggi può sembrare una cosa semplice, quasi scontata, ma allora era un progetto visionario, geniale, che davvero riusciva ad avvicinare i ragazzi alla comunità cristiana.
Mascalucia non era quella di adesso: ci si conosceva tutti, bastava poco per divertirsi, i rapporti erano sinceri e autentici. Eppure anche allora, per i giovani, le possibilità erano scarse: o la strada, o il niente. Noi e tanti altri ragazzi del paese abbiamo avuto la fortuna di incontrare un prete fuori dal comune, con un’intelligenza brillante, un carattere tenace e testardo, sempre proiettato al futuro. Amava le cose belle, sapeva farsi voler bene ed era stimato da tutti.
Morì troppo presto, a soli 60 anni, dopo un periodo di grandi sofferenze. Con la sua morte si spense anche quel piccolo mondo che avevamo costruito insieme, giorno dopo giorno, dentro il Circolo. I sacerdoti che vennero dopo di lui non seppero, e forse non vollero, continuare su quella strada luminosa che lui aveva tracciato: una strada che sapeva accogliere i giovani, dar loro uno scopo e strapparli alla noia e alla solitudine della strada.
Un pezzo della nostra gioventù vive ancora lì, in quei ricordi e in queste foto.
Bando alle malinconie.
Qualche anno prima, sempre spinti dall’entusiasmo di Padre Nicola, nacque una piccola compagnia teatrale. Fu lui a volere fortemente quell’esperienza e, naturalmente, volle anche fare da regista (sì, perché era pure regista, che si sappia). Comprava i copioni alle Edizioni Paoline di Catania e ci guidava nella messa in scena di divertenti atti unici siciliani.
C’erano tanti ragazzi e ragazze coinvolti in quel progetto, e non mancavano le sacre rappresentazioni teatrali del Natale e della Pasqua. Molti erano davvero talentuosi: qualcuno, in seguito, avrebbe intrapreso seriamente la strada del teatro e del cinema, con risultati eccellenti. Ma la scintilla era nata lì, su quelle tavole un po’ polverose del palco del “Kennedy”.
E già il nome diceva tutto: che meraviglia chiamare un circolo parrocchiale “Bob Kennedy”! Non il nome di un papa, un santo o un beato, ma il nome di un uomo che si era battuto per ideali alti e, probabilmente, era stato assassinato per questo motivo. Un gesto che sapeva di libertà, di apertura al mondo, una piccola rivoluzione contro le convenzioni bigotte di paese e le toponomastiche inventate da chissà quali ecclesiastici e burocrati.
Non ricordo esattamente come andarono le cose, forse chi mi legge potrà aggiungere altri particolari ma, a un certo punto, Padre Nicola affidò i ragazzi del teatro a un attore catanese di buon livello che lavorava con la compagnia teatrale di Carlo Mangiù che allora andava per la maggiore, e tutto prese una piega diversa. Raccontare di Filippo Minacapilli, estroso commediante catanese, mi viene tuttora difficile ma una cosa posso dirla: furono gli anni più divertenti della nostra gioventù. Quei ragazzi e quelle ragazze, dilettanti allo sbaraglio, acquisirono tutte le conoscenze teatrali che Filippo riuscì a trasmettere loro in breve tempo, tanto da costituire un’Associazione culturale chiamata “Amici Miei” (esattamente come il celebre film!), dando vita a tre/quattro stagioni teatrali con tanto di abbonamenti e pubblico. E con repliche dal venerdi alla domenica.
Oggi sembrano cose astruse, all’epoca erano incredibilmente inconcepibili…per Mascalucia e per una Parrocchia di Paese.
Potrei andare oltre, mi fermo qui, non voglio tediare nessuno.
Era solo l’antefatto per ben spiegare quello che state osservando.







Queste foto sono tratte da due di quelle commedie che portammo in scena: “L’eredità dello zio canonico” di Antonino Russo Giusti e “L’altalena” di Nino Martoglio, due classici del teatro dialettale siciliano.
Provate a identificare qualcuno degli ex-ragazzi dell’80, avevamo 18/19 anni e le testa sopra le spalle, non immersa in un telefonino del cazzo.
Ovviamente io li conosco tutti, anche perché in queste foto ci sono anch’io, magari tanti capelli fa (sigh!).
Ringrazio l’amico Salvo Arnone con cui abbiamo condiviso quell’epoca eroica per aver reperito queste belle foto, dandomi lo spunto per raccontare una “piccola” storia degna di essere ricordata.
Giuseppe Reina
Editor Mascalucia DOC