Satira - Novembre 29, 2021

Cronache di Mascalcia/2:“Veni, vidi, vici.”

Vi narrerò o villici incolti, di un Eroe leggendario il cui nome fu scolpito sulla pietra pomice del Po e le cui gesta, ancor oggi rimbombano nei cieli di tutto il Reame per scaltrezza e audacia. Il suo nome suscitò paura, terrore ed angoscia, ma soprattutto fu un nome duro e puro.Più puro che duro. […]
Di mascaluciadoc@virgilio.it

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Vi narrerò o villici incolti, di un Eroe leggendario il cui nome fu scolpito sulla pietra pomice del Po e le cui gesta, ancor oggi rimbombano nei cieli di tutto il Reame per scaltrezza e audacia.


Il suo nome suscitò paura, terrore ed angoscia, ma soprattutto fu un nome duro e puro.
Più puro che duro.


Gianfabio della Cantarellesca, fido scudiero di Re Giovanni Cuor di Leonardi e strenuo combattente a favore degli oppressi (che però dovevano essere suoi amici).


Nacque di nobili natali e fu battezzato nelle acque padane dell’Adige, tenuto non per la caviglia come il Pelide Achille, ma per la metallica Verga.


Impavidamente l’eroe acquisì, per nascita, il dono del celodurismo che divenne innato e che dimostrò sempre nel suo battagliar e nelle sue leggendarie imprese.


Una delle quali, forse la più celeberrima et inquietante fu legata alla sua premeditata avversione contro la Romana Ecclesia.


Parrebbe infatti che tal suor Agatella del Santo Monte, verginea religiosa appartenente alla Congrega delle Buone Stelle praticasse atti di stregoneria avversi all’ascesa del nostro Eroe, all’Olimpo degli Dei.


L’Eroe se ne accorse ed andò su tutte le furie, allorquando notò l’ecclesiastica con il fido Cataldozzo, recare in convento, sospettosi fardelli che di certo dovevano contenere zampe di gallina, occhi di coniglio, uova di titano cerebroleso e spina dorsale di camaleonte mascalucioto.
Tutti oggetti che l’Eroe reputò appropriati ad un sortilegio contro di lui.


“Ah megera
“Ah strega
“Ah sfarinatrice di basse rotondità”


L’Eroe chiese la convocazione all’Olimpo degli Dei, tutti suoi amici, e mise in atto una Santa Inquisizione contro la maledetta suora, accusandola di stregoneria ed atti occulti.
“Al rogo, al rogo” fu l’unanime grido che si levò dalle Alpi agli Appennini, da Monte Palma fino a Picanello, dal Corso San Vito fino alla Trinità.


L’Eroe pensò giustamente di averla avuta vinta, ma la suora riuscì a salvarsi grazie ad un incantesimo e segretamente continuò a congiurare contro tale eccellenza divina.
L’Eroe deluso ma mai domo, non si dette pace e si ritirò meditando vendette per tre giorni e tre notti presso l’eremitico sito chiamato “Manentis Parculum”, luogo di espiazione, meditazione e fumo in abbondanza.


Nonostante ciò, l’Eroe fu promosso al Gran Consiglio dei Feudatari Cataniensis, laddove con altri Eroi e Cavalieri della Tavola Apparecchiata, prestò la sua fattiva opera di sorveglianza, presenza e vigilanza contro i nemici del Regno.


O Villici maledetti che lo avete ripudiato, un giorno Gianfabio ritornerà a cavallo del suo destriero verde pisello-padano e con la sua durlindana magica farà saltare le teste di tutti coloro che osarono essere avversi.


“Ah maledetti…
Ah reietti…
Ah lebbrosi ed elemosinanti.


La mia Verga si abbatterà su di Voi e non riuscirete a schivarla”
Siate pronti perché tornerà, più bello, più forte e magari più duro di prima.
Sia lode all’Eroe degli Eroi.


Torna GianFabio, o nostro mito, ‘sta casa aspetta a te.
Continua…

L’Abate Pietà.

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