Satira - Dicembre 13, 2021

Cronache di Mascalcìa/5: Dividi et impera

Ad illo tempore, nel Reame di Mascalcìa si era diffusa una grave pestilenza che aveva arrecato ai sudditi, fame, carestia e grave nocumento. Re Enzù si era prodigato per mitigare tale disagio, tentando di distribuire tra il popolo alla fame, tutto quello che poteva alleviare le loro sofferenze. L’Impero aveva messo a disposizione del Reame, […]
Di mascaluciadoc@virgilio.it

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Ad illo tempore, nel Reame di Mascalcìa si era diffusa una grave pestilenza che aveva arrecato ai sudditi, fame, carestia e grave nocumento.

Re Enzù si era prodigato per mitigare tale disagio, tentando di distribuire tra il popolo alla fame, tutto quello che poteva alleviare le loro sofferenze.

L’Impero aveva messo a disposizione del Reame, un po’ di ghinee e scudi d’oro che però andavano spesi in maniera oculata , cercando di aiutare coloro che più avevano bisogno.

Fu nominato un mercenario che si doveva occupare della distribuzione di tali cibarie.

I primi che bussarono alla sua porta furono i Grandissimi Figli di Gran Feudatario che ovviamente ebbero subito accesso facile, con grandi onori e grandi inchini.

“Cosa volete?” disse il mercenario.

“Vogliamo tutto il cibo disponibile per le nostre truppe” risposero i TRE della Fratellanza della Panza.

“E questo avrete!”, confermò il mercenario.

Difatti, i Grandissimi Figli dei Gran Feudatari furono i soli ad ottenere tutto il cibo per le loro truppe e furono i soli a mangiare.

Ebbero talmente tanto cibo che ancora stanno mangiando.

Dopo che se ne furono andati, bussarono alla porta gli ecclesiastici della Santa Inquisizione.

“Cosa volete?” disse il mercenario.

“Vogliamo tutto il cibo disponibile per i nostri devoti” risposero gli inquisitori.

“E’ finito. L’hanno avuto tutto i Grandissimi Figli di Grandi Feudatari”

“Mio Dio!” commentarono gli inquisitori.

“Mio Dio? E questo avrete!” rispose il mercenario.

Difatti i preti e gli ecclesiastici pregano Dio affinché gli conceda di come vivere e cibarsi.

Alfin, bussarono alla porta del mercenario, le donne “altolocate”.

“Cosa volete?” disse il mercenario.

“Vogliamo tutto il cibo disponibile per i nostri uomini” risposero le Grandissime Donne dei Grandissimi Figli di Gran Feudatari.

“E’ finito. L’hanno avuto tutto i Grandissimi Figli di Grandi Feudatari”

“Mio Dio!” commentarono le donne.

“Mio Dio? E’ finito. E’ stato attribuito agli ecclesiastici” rispose il mercenario.

“Minchia!” risposero le donne.

“Minchia? E quella avrete!” concluse il mercenario.

Non cibo, non Dio ottennero le ultime , ma solo una beneamata MINCHIA.

Questi furono i fatti che occorsero e che vanno spiegati, tramandati e fatti comprendere al popolo rozzo ed ignorante che non comprende una beneamata VERGA.

Un popolo talmente tonto che elegge periodicamente i suoi Feudatari ed i Grandissimi Figli di Grandi Feudatari, benché sappia che saranno premiati non con promesse, non con lavoro, non con soldi, non con favori, ma con una eccellentissima VERGA.

Chi è cagione del suo male, pianga sé stesso.

L’Abate Pietà.

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