Satira - Dicembre 13, 2021

Cronache di Mascalcìa/9 : I Canterani

Ad illo tempore, unitamente alla dinastia eletta degli Enzù, proliferava a Mascalcìa una schiera di non-eletti il cui innominabile epiteto assai sconvolge il mio animo sensibile : la Setta dei Canterani. “In nome omen” era il loro motto e con simil-tracotanza sobillavano oscuri progetti atti a far abdicare Re Enzù. Erano di dinastia Vichinga ma […]
Di mascaluciadoc@virgilio.it

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Ad illo tempore, unitamente alla dinastia eletta degli Enzù, proliferava a Mascalcìa una schiera di non-eletti il cui innominabile epiteto assai sconvolge il mio animo sensibile : la Setta dei Canterani.

“In nome omen” era il loro motto e con simil-tracotanza sobillavano oscuri progetti atti a far abdicare Re Enzù.

Erano di dinastia Vichinga ma non di discendenza diretta, bensì “bastarda”.

Ben forniti di copri capi corniformi a palchetto, vestivano in genere con stoffe pregiate, al solo scopo di mostrare ai sudditi, la loro potenza economica e belligerante.

Ma era solo effimera parvenza.

I padri dei loro padri dei loro padri avevano dilapidato enormi patrimoni, peraltro acquisiti con scaltrezza e non derivanti dal sudore della propria fronte.

Ora versavano in disgrazia e cercavano di sobillare il popolo alla ribellione, ben sapendo che se ciò fosse accaduto, il caos derivante avrebbe permesso loro di sfondare le mura del Maniero degli Enzù, permettendogli di defenestrarli con disonore.

E salire al potere. E con il potere avere accesso alle ghinee d’oro ed ai loschi affari.

Ecco quello a cui miravano.

Ma il loro era un linguaggio stolto, ingannevole e la gente se ne accorse, giorno dopo giorno.

Facevano parte della Setta dei Canterani alcuni turpi individui che però ricoprivano un ruolo marginale di sudditanza passiva:

-La Buona Pipistrellaia, una laida megera dedita all’allevamento di informi mostricciattoli con cui preparare pozioni magiche ed incantesimi neri.

-Il Mago Agatino, sempre alla ricerca della pietra filosofale che mai troverà.

-Ser Merlo di Torre, un essere viscido abituato a tradire, a tramare ed a mettersi sempre alla corte del potente di turno, chiunque egli fosse.

-Il giullare Minus Habens, un guitto trovato per strada, dedito al turpiloquio ed alla menzogna.

-Il cambiareame Fratacchione Tuck dell’Alto Monte, uno il cui motto “unni mi vo cuccu” era perfettamente aderente a capirne la personalità.

Allo scrivente, che a tale plebaglia non ha mai importato una emerita “minus quam merdam”, fu conferito l’ingrato compito di narrare con indicibile sofferenza, la loro miserevole esistenza.

Al pari dell’alga che galleggia sulle acque che la marea raggruppa in un orrendo groviglio di puzzolente grimorio, essi altrettanto tendevano ad addensarsi intorno ad un nucleo centrale, compattandosi in agglomerati informi e maleodoranti.

E guardandosi in cagnesco tra di loro, come belve affamate che debbono spolpare l’unico osso ahimè privo di filamenti commestibili, dedicavano la loro esistenza alla mentecattaggine.

Chi ha l’animo nobile ascende alle più alte vette di cultura, chi ha l’animo perfido ed ingannevole, cadrà in disgrazia e solo Lanzichenecchi e Saraceni saranno i suoi fedeli compagni di sventurata ventura.

Or dunque l’oblio del tempo cancelli le vostre orme , in quanto giammai il potere sarà vostro perché il popolo sarà pure villico e rozzo, ma è sicuramente pronto a mostravi questa benemerita Verga.

Ite e rammaricatevi.

L’Abate Pietà.

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